San Sebastiano (il nostro Patrono) e altre effigi.
A PROPOSITO DI FRECCE
dedicato a San Sebastiano.
Di tutte le effigi bi e tridimensionali che raffigurano e celebrano San Sebastiano nella chiesa cittadina a Lui dedicata (Basilica Minore di San Sebastiano appunto) la più nota e venerata è certamente la statua lignea settecentesca ospitata e protetta nella elegante nicchia del transetto meridionale.
Nicolò o Nicola Mancusi, SAN SEBASTIANO, 1798 ca.,
Barcellona Pozzo di Gotto, Basilica Minore di San Sebastiano.
Tale statua del Santo, com’è noto Bimartire, fu realizzata alla fine del XVIII secolo dallo scultore (al tempo c.d. “statuario”) Nicolò o Nicola Mancusi da Messina.
L’iter, per altro faticoso, della realizzazione, ricostruito con diligenza dagli storici locali (si cita per tutti Filippo Imbesi), ha inizio con la volontà di sostituire un antico simulacro assai deperito; ed è un sacerdote artista, Antonino Vescosi, a dare il disegno della statua, per la quale si richiede l’aggiunta di particolari accessori suntuari; cioè sei frecce ed una aureola in argento.
Lo scultore incaricato, nel gennaio del 1798, probabilmente in occasione della festa liturgica dedicata, invia l’opera via mare, da Messina a Barcellona con approdo a Milazzo.
Ma per i committenti il volto del Santo non è convincente, non ha una espressione conveniente etc.
Da qui una serie di aggiustamenti che comportano addirittura la venuta, a più riprese, ed il soggiorno di Mancusi a Barcellona.
Ma non è con queste brevi note che desideriamo rendere omaggio al Protettore della città (ed invitiamo anzi chi lo desiderasse a consultare per notizie più dettagliate le carte dell’Archivio Parrocchiale di San Sebastiano di Barcellona Pozzo di Gotto). Piuttosto gli offriamo una curiosità, non inedita comunque, che ad un Santo ‘superstar’ , come Egli è stato, almeno nella tradizione iconografica, potrebbe risultare gradita.
E torniamo alle frecce.
In particolare a quella che nella statua di Mancusi perfora l’addome all’altezza e a destra dell’ombelico. A questa accostiamo un’altra freccia, assai più famosa, perché conficcata nel corpo del San Sebastiano del ‘nostro’ Antonello da Messina (1478), conservata a Dresda nella Gemaldegalerie.
Antonello da Messina, SAN SEBASTIANO, 1478, Dresda, Gemaldegalerie.
Daniel Arasse, Storico dell’Arte, in un saggio pubblicato postumo (2004), rende conto di una sua scoperta riguardante, appunto, una delle frecce che trafiggono il corpo del Santo antonelliano.
In seguito ad una indagine approfondita, condotta con strumenti sofisticati, pare che l’ombelico, posto a destra (per chi guarda) del punto di impatto della ferale freccia, sia un occhio. “Non che somigliasse ad un occhio -precisa Arasse- era un occhio”.
Antonello da Messina, SAN SEBASTIANO, Dettaglio
Lo storico scopritore di tale, per così dire, eccentricità non fornisce una spiegazione; ma in seguito, considerando i debiti riconosciuti di Antonello nei riguardi di Andrea Mantegna, si è supposto che a monte di tutto vi sia un intenzionale omaggio del messinese al maestro mantovano; con riferimento agli affreschi di quest’ultimo per la decorazione della Cappella Ovetari nella Chiesa degli Eremitani a Padova.
Andrea Mantegna, MARTIRIO E TRASOORTO DI SAN CRISTOFORO, Dettaglio, 1454-1457, Padova, Chiesa degli Eremitani, Cappella Olivetari.
Qui, nella parte sinistra dell’affresco, ispirandosi alla LEGENDA AUREA di Jacopo da Varagine, Andrea raffigura due frecce di quelle indirizzate contro il corpo di Sebastiano, delle quali una resta sospesa a mezz’aria, mentre l’altra si infila incredibilmente nell’occhio del malvagio tiranno che ha ordinato il supplizio.
Un freccia nell’occhio, dunque. Una per Antonello ed una per Andrea.
Una sorta di citazione o un omaggio al Maestro da parte dell’ammiratore ed emulo isolano?
Sarà vero?
Forse non lo sapremo mai.
A chi legge la scelta di crederci o meno.
Intanto buona festa di San Sebastiano.






