“Spazio” di Carmine Gattonero Cassese
https://antonelladimoia.altervista.org/2021/10/17/scrittori-uniti/spazio-di-carmine-gattonero-cassese/
Rembrandt e il Ratto d’ Europa
Di Mimmarosa Barresi
Rembrandt van Rijn, RATTO D’EUROPA, 1632, Los Angeles, J. Paul Getty Museum. Principessa di Tiro e regina di Creta, nonché eponima del continente europeo, Europa fu la protagonista, nel circuito narrativo del mito, di una storia tutt’altro che edificante, a dir poco, anch’ella vittima di un rapimento…a puntate addirittura.
La decisione di trasformarsi in toro da parte di Zeus, che la concupiva, non fu infatti che l’esordio di una sequenza di ,chiamamole,
violenze subite dalla bella principessa di Tiro. Non a caso similmente al Minotauro (che sara’ infatti nipote del re degli dei) Zeus prende le sembianze di un toro bianco, del gregge di Agenore, padre di Europa, e mansueto al punto che l’improvvida giovane gli sale sul dorso e viene trasportata per mare a Creta dal dio mutaforme divenuto anfibio per l’occasione.
Ma a Creta, pur venuta a conoscenza della vera ed augusta entità del suo rapitore, per nulla lusingata, Europa resiste al dio che tenta di violentarla.
Ma ecco la seconda e definitiva metamorfosi: prevedibilmente, in verità, Zeus si trasforma in aquila e riesce sopraffarla all’ombra di un platano verde o forse in un boschetto di salici (ma che importa?).
Curiosamente questa seconda parte della vicenda è del tutto ignorata dagli artisti che hanno scelto, nel corso dei secoli, di ‘occuparsi’ di Europa, quali Veronese, Tiziano, Guido Reni e Rembrandt, appunto. Per tutti la fonte (omissiva) è Ovidio e le sue METAMORFOSI, dove la vicenda della bella principessa si conclude a Creta, dove nacquero i tre figli semidei: Radamanto, Sarpedonte e Minosse, futuro e celeberrimo re dell’isola.
Rembrandt, qui in uno dei suoi rari dipinti di soggetto mitologico, al contrario di altri pittori che celebrano il rapimento come un mito, appunto, d’amore, coglie l’attimo in cui Europa, ingannata dal toro, si volge disperata verso le ancelle invocando aiuto.
Le ancelle, a loro volta, sono paralizzate dal panico, ed una in specie, quasi distesa in terra, disperata, innalza al cielo le braccia. E vi sono anche ‘spettatori’ esterrefatti che assistono alla scena.
Il paesaggio cupo, come in fondo l’intera tavolozza, partecipa del dramma della giovane. Non è detto tuttavia che Rembrandt non sfrutti il soggetto a fini, per così dire, teatrali. Già Tiziano, comunque, si era orientato verso una interpretazione commossa e commovente del rapimento; al contrario di Paolo Veronese, ad esempio, che trasforma il drammatico evento in una sorta di imeneo. Senza contare che, a livello di lettura ed interpretazione del mitico rapimento, la vicenda di Europa, di cui è del tutto ignorata la componente violenta e maschilista, viene posta alla base della colonizzazione del continente europeo da parte di popoli orientali a partenza da Creta.
Il ratto delle Sabine insegna.
Cinema d’ Autore in città!
Di Mimmarosa Barresi
STARDUST. UN CINEMA D’AUTORE IN CITTA’.
Filippo Rovigo, CINEMA CORALLO, 1963, Barcellona Pozzo di Gotto, via Garibaldi. Gli echi della architettura razionalista di oltre oceano (vedi gli anni 1936-37 alla Columbia University di NY), e prima il magisterio di Giovannoni, Fasolo, Piacentini, Del Debbio, ed in seguito la collaborazione con Vaccaro e Ridolfi qualificano e danno personalità riconoscibile alle opere di Filippo Rovigo, del quale qui si propone l’edificio destinato ad ospitare il cinema Corallo in Barcellona PozzodiGotto, sponsorizzato dalla famiglia Torre Buonsenso e datato agli anni 1962/63.
A questa data Rovigo aveva già realizzato molte importanti opere a Messina, fra cui, per congruenza con quanto oggi presentiamo, il Cinema Apollo (1954)
ed il Cinema Olimpia (1951-55); ma anche, per restare nell’ambito delle fabbriche di pubblica utilità destinate al divertimento, il mitico Lido di Mortelle e gli interni dell’altrettanto mitico Bar Irrera. Filippo Vaccaro nasce ed in fondo rimarrà un architetto razionalista ed il suo Razionalismo posto al servizio della evasione e della vita mondana si coglie, per analogia di intenti e modalità di realizzazione, nel Cinema Corallo di Barcellona Pozzo di Gotto. I cinematografi messinesi di Rovigo sono operanti da circa un decennio quando l’architetto (dimenticavamo di ricordare che era originario di Montalbano Elicona), applicando al territorio della provincia il suo gesto progettuale, architetta, appunto a Barcellona, il Cinema Corallo, il cui prospetto, nonché la compatta mole parallelepipeda, rimandano all’Apollo di Messina.
Ugualmente rievocative, e quasi un segnale delle architetture di pubblica utilità di Rovigo, risultano le verticalistiche superfici vetrate della facciata, aggettanti nell’episodio barcellonese; come pure la rigida e razionale – come potrebbe non esserlo?- distribuzione degli spazi interni. Insomma un pregevole esempio di quel Razionalismo post bellico che in Barcellona Pozzo di Gotto ha prodotto architetture di qualità; a firma, in aggiunta, di uno dei professionisti più interessanti e prolifici del panorama isolano ed in parte nazionale.













