“Donatori di energia”

Chi Sono e Come Riconoscere i Donatori di Energia Positiva

Esistono due tipi di persone: quelle tristi e negative, capaci di inondarci con le loro vibrazioni che risucchiano quasi la nostra energia vitale, e poi ci sono invece quelle persone positive, felici che sprizzano energia positiva da tutti i pori e ci mettono di buon umore. Quelle belle, quelle che appena le vedi mettono allegria e che donano energia positiva!
Ma chi sono questi angeli donatori di energia positiva? Sono quelle persone capaci di essere sempre allegre, quelle che non mettono mai il broncio, che sanno essere propositive ed ispirare le persone, non sono quelle che se ne fregano, che non hanno problemi, ma quelle che li sanno affrontare con positività cogliendo ogni aspetto buono dalle cose.

Ci sono alcune caratteristiche particolari per riconoscerle e cercare di diventare come loro, per esempio il loro approccio alla vita, i donatori di positività sanno meravigliarsi difronte alle cose, cercando sempre il alto bello di ogni situazione; ridono spesso e di gusto non prendendo mai troppo sul serio ne se stessi ne le cose che gli accadono, ogni occasione è buona per farsi una sana risata!
Ovviamente sono degli inguaribili ottimisti, il loro bicchiere è sempre mezzo pieno e cercano di imparare il massimo da ogni situazione e da ogni errore; sono persone che sanno essere gentili e rispettare gli altri senza mai chiedere nulla in cambio.
I donatori di energie positive li riconosci anche sul lavoro, amano sempre quello che fanno e cercano di migliorarsi e di imparare sempre cose nuove inoltre ogni momento per loro è buono per dedicarsi a se stessi, per godere delle bellezze che gli stanno intorno e hanno capito che il lavoro non è tutto nella vita, amano il presente e lo apprezzano, sono persone grate delle piccole cose e si circondano di persone positive come loro.

Sanno perdonare ed essere grati anche per le piccole cose che possiedono o che vivono, le loro relazioni sono basate sul rispetto reciproco e sulla fiducia, senza giudicare gli altri e le loro azioni.
La la cosa più bella delle persone in grado di donare energia positiva è che non mollano mai, davanti alle avversità si rimboccano le maniche, elaborano un piano, una strategia e la portano a termine… e se non funziona, ricominciano, non lasciano mai le cose incompiute.

Un consiglio per iniziare il cammino verso la positività è quello di vivere il presente: non vivete nel passato, ormai sono cose già accadute che non si possono cambiare, e non siate ossessionati dal futuro che deve ancora arrivare, ricco di sorprese da scoprire.
E poi siate grati per ogni cosa, è un esercizio che aiuta ad affrontare con serenità ogni situazione, cercate il lato positivo di ogni cosa sia bella che brutta, cercate l’insegnamento negli errori compiuti e ringraziate per le piccole cose anche quelle insignificanti, un vaso pieno di piccole gocce è pur sempre un vaso pieno!!
E poi sorridete, sorridete alla vita, all’amore, ai figli, al vostro amico, al cane per strada, al vicino, ai compagni di scuola, al bullo di turno… a tutti!! Il sorriso è la miglior medicina e l’accessorio più bello che ognuno di noi può indossare ogni giorno senza che passi mai di moda.

Fonti web

LE VIOL “Un’altra opera ATTUALE”!

Di MImmarosa Barresi

È SEMPRE IL 25 NOVEMBRE.

René Magritte, LE VIOL, 1945, Parigi, Centre Pompidou, olio su tela. Nel 1945, al culmine della sua esperienza nell’ambito del Surrealismo, Magritte ripropone con significative varianti un soggetto la cui prima versione risaliva a ben undici anni prima. Il titolo dell’opera, che si mantiene il medesimo, LE VIOL, ovvero LO STUPRO, indica che si tratta proprio di ripensamento, di una ancor più cruda e scioccante meditazione sul tema della violenza perpetrata ai danni della donna e del suo corpo in particolare. Come se operasse uno zoom sulla immagine proposta nel 1934, l’Artista riempie la tela con un volto femminile (a prima vista quasi tumefatto e mostruoso ), del quale sono messi in evidenza, in maniera, appunto, surreale, occhi e naso e bocca, che poi occhi, naso e bocca non sono. Al loro posto seno e ombelico e genitali, che trasformano il volto in un busto ambiguamente affascinante, avvolto com’è dall’onda morbida dei capelli. La distanza dal dipinto del 1934 è enorme, soprattutto sotto il profilo del simbolo e della metafora. La donna è ridotta ad un oggetto, è priva di personalità, di sentimenti, di dignità infine; proprio perché è priva del volto. René, che negava che una pipa fosse una pipa, qui raffigura, da par suo, la violenza che lo sguardo, anche soltanto lo sguardo, di un uomo riesce ad infliggere al corpo ed all’anima di una donna. E se l’immagine è scioccante, ancor più sconvolgente risulta il pensiero cui rimanda. Dal Maestro del Surrealismo qui la denuncia surreale (né potrebbe essere altrimenti) di un delitto malauguratamente reale e quotidiano.
LE VIOL 1934

Pugnalatata?…No, è solo qualche punzecchiatura!

Di Mimmarosa Barresi

È SEMPRE IL 25 NOVEMBRE.

Frida Kahlo, UNOS CUANTOS PIQUETITOS, 1935, Città del Messico, Museo Dolores Olmedo, olio su metallo.
Solitamente ispirata da vicende e sentimenti personali, qui l’Artista si fa suggestionare da un fatto di cronaca, di cronaca nera. Un uomo, finito in prigione per aver pugnalato a morte la sua ragazza, si difende affermando che si era trattato solo di qualche punzecchiatura (piquetitos). Come quasi quotidianamente ancora avviene, l’assassino, morbosamente geloso, decide che la sfortunata compagna sarà sua o di nessuno. L’omicidio, brutale quanto sanguinoso, viene rappresentato dall’Artista con immediata crudezza. La vittima, ormai esanime, scompostamente abbandonata su un lettuccio imbrattato di sangue, indossa ancora una elegante scarpetta ed una calza con la giarrettiera adorna da un piccolo fiore. Lui, l’assassino, in piedi, col cappello in testa ed il coltello ancora in mano, ha il volto attteggiato ad una sorta di compiaciuto, insoffribile sorriso. Il contesto, parimenti squallido (non a caso un angolo, quello che in metafora è lo stato in cui la donna era ridotta), è vivacizzato, per così dire, dalla presenza di due uccelli, uno bianco a sinistra ed uno nerissimo a destra, come a simboleggiare -possiamo inferire- l’anima candida della vittima e quella oscura del colpevole. Gli uccelli, a mo’ di angeli reggicortina, sorreggono un nastro sul quale sono scritte, come in un fumetto, le incredibili parole di autodifesa pronunciate dall’uomo: “Qualche piccola puntura”. Il delirio della violenza machista. Lontano dalle colorite, apparentemente liete, creazioni di Frida, questo dipinto, inequivocabilmente cupo e accusatorio, con una tavolozza acida e dimessa, riconduce alla situazione infelice della stessa Artista, afflitta nel fisico da molti mali e, se non bastasse, vittima innamorata di un uomo ‘sufficientemente’ traditore, tanto da imbastire una relazione con la sorella della pittrice. E per certo anche Diego Rivera avrebbe potuto affermare: “Unas cuantas traiciones”.