La Pro Loco Nomò di Manno aderisce al nuovo progetto

SVOLTE – La Nuova Era Delle Pro Loco Siciliane

Le dichiarazioni del nuovo Presidente dell’ Ente Pro Loco Sicilia:
Alla prima assemblea a Palermo oltre 50 Pro Loco pronte per la promozione turistica.
Si è svolta presso la ex Chiesa San Mattia ai Crocifieri, la presentazione dell’Ente Pro Loco Sicilia Ets.
Le Pro Loco aderenti, hanno tenuto, inoltre, l’assemblea generale che determinerà l’organizzazione operativa iniziale sul territorio Regionale. Una struttura snella e innovativa, una presenza capillare sui territori, una serie di servizi efficaci ed orientati al supporto delle singole Pro-Loco.
Tutto questo e molto altro sarà Epl Sicilia (Ente Pro-Loco Sicilia). Quest’ultimo ha l’obiettivo ambizioso di rappresentare il punto di riferimento per le associazioni iscritte, fornendo assistenza e formazione costante, al fine di aiutarle a svolgere al meglio la propria mission statutaria.
Un mondo che proprio in questo periodo sta cambiando radicalmente e che vedrà le Pro-Loco protagoniste di un salto di qualità non indifferente, dettato dalla riforma del Terzo Settore in corso di attuazione. In questa fase così delicata, Epl Sicilia si impegna ad accompagnare le proprie iscritte lungo tutto il processo di transizione e di adeguamento degli Statuti, fino all’inserimento nel registro regionale, annullando di fatto ogni problematica legata alla mancanza di informazioni.

Il Presidente del nuovo Ente, Salvo Zappalà, che guida da tempo immemorabile la Pro Loco di Giarre (CT). «Siamo consapevoli – ha detto Zappalà – delle scommesse che quotidianamente le Pro Loco sono impegnate a soddisfare e proprio per questo Epl Sicilia strutturerà una rete fatta di esperienze, professionalità e progettualità, funzionale al mondo associativo. Partiamo con un gruppo consistente di adesioni – prosegue il presidente – Ente Pro Loco Sicilia non sarà una organizzazione a scatola chiusa ma accoglierà dai vari territori siciliani le istanze per una vera e propria idea di promozione, attraverso l’ascolto, la partecipazione, la democrazia interna, lo scambio di valori».
Ma il progetto è molto ambizioso.
“Stiamo guardando alla Sicilia – ha detto Pasquale Ciurleo, presidente nazionale del sodalizio – con grande interesse per avviare un progetto che ci vede impegnati in prima persona, allo scopo di avviare un piano promozionale del nostro territorio che tante peculiaritá manifesta. Una ricorsa importante che deve essere meglio conosciuta”. Numerosi sono stati, dunque, i rappresentanti delle varie località siciliane delle nove province pronte a scommettersi in prima persona per ripartire.

Montella e la fibromialgia

La redazione di Iamnaples.it dà vita ad una nuova rubrica: Sport & Salute. Il mondo degli infortuni, delle noie muscolari, degli stop talvolta improvvisi dei nostri beniamini. Ne capiremo di più con un laureando in Scienze Motorie, che ci racconterà nei dettagli i guai fisici, in modo da darci anche qualche consiglio per la cura di noi stessi.
Tra le molte patologie che colpiscono sportivi e non , ne esistono alcune che ,a causa di mala informazione,vengono confuse con semplici dolori passeggeri.Una di queste è senza ombra di dubbio la fibromialgia, malattia che ha avuto negli ultimi anni una forte frequenza sui calciatori .Alcuni di essi sono stati fortunati in quanto diagnosticata in tempo si può guarire in maniera definitiva come è successo ad Antonio Cassano l’attuale giocatore del Milan ,il quale,con l’aiuto di equipe mediche e farmaci ha evitato il peggio.Altri invece sono degenerati come il noto ex-calciatore e ultimo allenatore della Roma Vincenzo Montella,questi ha provato a tener duro ma,purtroppo,il dolore troppo diffuso sulla schiena lo ha costretto al ritiro dal calcio. La fibromialgia è una patologia che si manifesta con dolore e rigidità dei muscoli, delle strutture tendinee e legamentose; interessa solo un certo distretto corporeo, talvolta più parti, come il collo o la spalla. La fibromialgia colpisce quasi due milioni di Italiani; con questo termine ci riferiamo ad una condizione dolorosa che può essere definita “sindrome” perchè esistono i segni e i sintomi presenti allo stesso tempo. Capita a volte che venga confusa con casi di artrite, ma non lo è. Il sintomo predominante è il dolore: si manifesta in modo esteso o in zone localizzate e tende a diffondersi col passare del tempo. I pazienti che soffrono di questa condizione dolorosa lamentano bruciore, rigidità, contratture e tensione, e il livello di questi sintomi varia a seconda dei momenti della giornata. Per verificare se il soggetto soffre realmente di fibromialgia, si andrà a studiare meglio le aree sofferenti tramite la tecnica dei tender points e della digitopressione, affinchè i sintomi del dolore proprio della patologia non vengano confusi con altri stati flogistici più generali e meno preoccupanti. Le cause che provocano la fibromialgia sono per la verità ignote; si ipotizza che essa possa derivare da eventi che stressano l’individuo (lutto, malattia, trauma psico-fisico, alterazione del sonno); si tratta in ogni caso di un insieme di eventi anche extra sportivi che, se mal sopportati, alla fine scatenano la sindrome perchè alterano la percezione del sistema nervoso.Ad oggi tale stato può essere alleviato tramite tecniche di massaggio, attività fisica, impacchi caldi e soprattutto riducendo lo stress infatti quando il dolore non regredisce spontaneamente, vengono inclusi nella terapia anche antidepressivi per la re-captazione dell’ormone serotonina.

Articolo di Giovanni Crisci

…E’ sempre 25 novembre!

OGGI PIÙ CHE MAI È IL 25 NOVEMBRE.

Di Mimmarosa Barresi

Come si apprezza dall’opera proposta, viene inaugurato qui un nuovo filone con creazioni artistiche tanto sublimi e celebrate da oscurare, cassare addirittura, l’atto e/o l’evento che rappresentano; e che si qualifica in ogni caso come un attentato alla integrità del corpo e dell’anima delle donne.
Solitamente, ovvero nella maggior parte dei casi, si tratta di rapimento (aulicamente ‘intitolato’ ratto) e di stupro (quest’ultimo mai neppur nominato).
La ricorrenza del tema nei dipinti e nelle sculture di ogni epoca è statisticamente significativa, anche per il suo innegabile portato storico, ma più spesso leggendario e mitologico.
Si premette (una volta per tutte) che delle molteplici interpretazioni del tema suddetto saranno offerte all’attenzione solo alcune, non sempre le più famose, certo le più espressive, a nostro avviso.
E si inizia da un evento, per la nostra cultura e memoria, epocale e definitivo, il c. d. “Ratto delle Sabine”, senza il quale i Romani, futuri padroni del mondo al tempo conosciuto, si sarebbero estinti, all’indomani, per così dire, del tracciamento del solco fatale. Tito Livio, fervido divulgatore dei fasti di Roma, ricostruisce questo rapimento di gruppo, affermandone la storicità e giustificandolo in ultima analisi.
Siamo dunque nel 753 a. C. e per quasi due millenni l’evento, comunque si sia svolto, ha agito sull’immaginario di ogni genere di artisti. Qui citiamo, alla rinfusa, Pietro da Cortona, Gian Lorenzo Bernini, Nicolas Poussin, Jean-Louis David notissimi; ma anche meno noti come, ad esempio, il manierista Paolo Farinati.
A dimostrazione della fortuna e del gradimento del tema, anche da parte della committenza, che voyeuristicamente apprezzava le grazie delle rapite, Sabine o no che fossero, di solito assai poco vestite.
Scegliamo qui di mostrare il gruppo scultoreo di Giambologna (Jean de Boulogne), RATTO DELLE SABINE, datato 1580-1583, che fa parte dell’arredamento granducale della Loggia dei Lanzi a Firenze, anzi ne costituisce il capolavoro più complesso.

Raffigura una giovane donna, una ragazza, che vanamente tenta di liberarsi dalla presa del giovane, aitante e muscoloso (alla Michelangelo, per così dire), che la tiene sollevata. Ai piedi, ossia alla base della mirabile, dal punto di vista tecnico e artistico, spirale marmorea che il gruppo realizza nello spazio, il vecchio padre sabino, che prevedibilmente, quanto vanamente, si dispera.
L’afflato più che manieristico, nonché le dimensioni colossali dell’opera, esprimono la drammaticità e la violenza di quel momento.

Ed ancora una volta sono gli occhi, gli sguardi dei personaggi a rappresentare la sostanziale efferatezza di questo “ratto”. Il quale ultimo è ulteriormente definito e quasi chiosato nella placca bronzea inserita nel basamento e che propone le possibili varianti della scena, ottenute con diverse dimensioni e profondità dei rilievi.


A conferma della sostanziale indifferenza per l’episodio crudele rappresentato stanno il plauso della committenza e il gradimento del pubblico, nonché (curiosità significativa) il titolo di un libretto, pubblicato nel 1583 dalla stamperia Sermartelli in Firenze, dal titolo “Alcune composizioni di diversi autori in lode del ritratto della Sabina…”. “In lode”? “Ritratto”? Mah.

“La strada in vetrina” continua

Di Mimmarosa Barresi

Nella ‘nostra’ Galleria virtuale oggi non un dipinto né una scultura e neppure un libro, bensì una strada che solo una galleria virtuale, appunto, può ospitare. E con legittima soddisfazione, scevra da ogni campanilismo -aggiungiamo-, si procede a presentare questa strada, la quale è bella e interessante in assoluto, e non perché è barcellonese, progettata da un barcellonese. È infatti protagonista la nuova strada, che l’architetto Giuseppe Cavallaro disegnò con sapiente lungimiranza, allineandosi con le analoghe imprese, in verità assai più note e celebrate, d’Italia ma anche d’Europa.
Scrive Cavallaro che “questa città [i. e. Barcellona] non ha una piazza, non una strada rettilinea… ; le strade trasversali senza comunicazioni tra di loro; la strada Corso che formar dovrebbe galleria…altro non è che il mercato”.
L’ architetto, però, non pensa ad edifici e fabbriche che possano migliorare la situazione descritta in forza delle loro funzioni e qualità estetiche, ma si cimenta in una formidabile prova di quella Scienza, che è neonata, o piuttosto “in nuce” , e che chiamiamo Urbanistica. Il disegno urbano proposto da Giuseppe Cavallaro in fondo tutto si materializza nella definizione di una strada, la via Operaia (oggi via Operai), che doveva correre dritta, a valle e quasi in parallelo dello storico Corso, congiungendo i limiti occidentale ed orientale del comune. In un disegno autografo, che qui presentiamo, la nuova via Operaia, tracciata com’è in rosso sul bruno reticolo della viabilità esistente, appare come una sapiente incisione chirurgica, eseguita per risanare , o per dare l’avvio al risanamento di un contesto urbano obsoleto e sofferente, incapace di offrire durature opportunità di crescita sana e razionale.
Corre l’anno 1861 e siamo davvero di fronte ad “un grande progetto” (come lo definisce lo stesso Cavallaro), che trova significative possibilità di confronto con l’Eixample (barcellonese, ma di Spagna) di Cerda, con le trasformazioni parigine di Haussmann, con la più nostrana impresa di Poggi, che rivoluziona la Firenze postunitaria e prima capitale del Regno. Il parallelismo, cronologico e formale e culturale, con tali paradigmi maggiormente si apprezza se si osservano le strade minori che dalla Operaia si dipartono e, sopra tutto, le due piazze, una ottagonale e l’altra rettangolare che ne ingemmano il percorso.
Da qui la nuova Barcellona Pozzo di Gotto , in fondo quella che viviamo. Non è /era ‘solo’ una strada!
Mimmarosa Barresi

La “pianta planimetrica” di Giuseppe Cavallaro con il primo tratto del della nuova via Operaia in Barcellona Pozzo di Gotto.

Le Sagome di Desx

Di Mimmarosa Barresi

È SEMPRE IL 25 NOVEMBRE.
Desx (Luca Ximenes), MAI PIÙ VIOLENZA SULLE DONNE, murale, Roma, Quartiere di San Lorenzo, 2018. Ancora arte di strada, dopo le SCARPE ROSSE di Chauvet , per gridare, paradossalmente in silenzio, “Mai più violenza sulle donne”. Il messaggio, forte e inequivocabile, è lanciato dall’artista aquilano Desx (nome de guerre di Luca Ximenes, classe 1976), il quale l’8 Marzo 2018 a Roma, nel quartiere di San Lorenzo, in via dei Sardi, realizza un insolito murale contro la dilagante violenza sulle donne. Insolito sì, perché, contrariamente alla vivace policromia espressionistica propria della maggior parte degli artisti di strada, Desx opera una scelta monocromatica, affidando il suo messaggio di solidale denuncia ad un solo colore, il bianco, che si staglia, addirittura riluce, sullo sfondo terracotta del muro. Vi sono raffigurate centosette sagome di carta bianche, di donne che si tengono per mano. Tutte uguali, tranne che per la targhetta, apposta all’altezza del petto, dove sono riportati nome, data di nascita e data di morte (violenta) di ciascuna vittima. In alto, sopra di loro, la scritta sopracitata, che dà poi il titolo al murale. Una teoria muta di donne innocenti, anzi delle loro impalpabili impronte, sagome appunto, dietro le quali si indovinano vite e sentimenti e sogni, travolti e annientati dalla furia dei loro assassini. In fondo, anche la frase tracciata in cima al disegno è superflua, tale è la forza dell’immagine, che colpisce senza bisogno di alcuna mediazione didascalica. A distanza di tre anni esatti, l’8 Marzo, insieme con il restauro dell’opera suddetta, Ximenes realizza un altro murale sulla facciata laterale dell’ edificio posto sul lato opposto della via: ancora donne, quattro donne, che continuano a tenersi per mano. Hanno volti e corpi delineati, che però si affievoliscono trascorrendo dal centro all’estremità del disegno. Sono inoltre leggiadramente e lievemente colorate (in segno di speranza?), ma i loro piedi non toccano il suolo. A metà fra la vita e l’assenza della vita, presenti ma non presenti nello stesso momento, confermano e rafforzano il messaggio delle centosette bianche sorelle che stanno loro di fronte.