“La nostalgia dell’esule”

Di Francesco Chianese


Continua l’Odissea Teatro: il viaggio verso l’ignoto. Riaprirà i battenti? Come li riaprirà? Sarà tutto come prima o comunque in parte lacerato nonostante i tentativi di rimetterlo in piedi anche con “colle speciali”?
Intanto che è chiuso si cerca di sostituirlo attraverso le eroiche tecnologie che ce lo portano fino a casa. Ė un po’ come essere felici di prendere il sole e sentire la freschezza delle onde del mare attraverso le immagini in televisione.
Il Teatro si vive in Teatro, così il cinema si vive al cinema ben seduti sulla comoda poltroncina.
Mancano gli odori, i rumori, le paure, l’attesa… tutte cose che solo chi è salito su un palco riesce a cogliere.
Finirà il viaggio e Ulisse riabbraccerà la sua Penelope intanto disturbata dai nobili Proci. Così noi amanti, della nobile arte ch’è il Teatro, riabbracceremo il nostro pubblico.
A presto. Spero.

Teatro: di nicchia o per tutti?

 

 

 

Di Francesco Chianese

 

Continuando a parlare di Teatro, prima di affrontare altri argomenti così come previsto, desidero esprimere anche il mio punto di vista.
Inconsapevolmente nel Teatro si usa una certa discriminazione bilaterale nel senso che è rivolta sia verso il basso, sia verso l’alto. Ci sono lavori adatti ad un numero ristretto di gente culturalmente avanti (o che finge di esserlo) con un linguaggio difficilmente comprensibile da chi non ha avuto modo di accrescere la propria cultura libraria nel corso della sua vita.
Il secondo tipo di discriminazione cioè quella rivolta dal basso verso l’alto non è questione di cultura ma di gusti. Qui bisogna fare un ulteriore distinguo tra teatro popolare e teatro di quartiere. Per Teatro popolare s’intende quello rivolto alla maggior parte della popolazione dove si usa un linguaggio sobrio comprensibile a tutti con testi sicuramente graditi a prescindere dal grado “culturale”, contenuti semplice ma di alto valore morale comunque “snobbati” al piano “superiore”.
Il teatro di quartiere è spesso un teatro chiuso delimitato dallo stesso quartiere nato più per spirito goliardico che per la voglia di fare “Teatro’. Qui non esiste un “tema” e spesso le storie sono condite di accesa volgarità, l’unica cosa che non accetto nel Teatro.
Per concludere: il Teatro può essere paragonato ad una Ferrari ma con due posti disponibili o a una bella accessoriata Fiat con cinque posti. Io preferisco guidare un pullman di 50 posti dove tutti riescono a percepirne il gusto e il significato.

Teatro: il metodo Stanislavskij

 

A cura di Francesco Chianese

 

Nell’ultimo nostro incontro ho accennato alla famosa “quarta parete”. Stanislavskij, nel suo famoso quanto efficace Metodo, l’attore deve essere in grado di innalzare una immaginaria parete che separa il palcoscenico e chi vi recita dal pubblico, in modo di isolarsi totalmente raggiungendo così uno stato di “solitudine scenica”.
Ma chi è Stanislavskij, cos’ha di tanto importante il suo metodo rispetto ad altri.
Kostantin Sergeevic Alekseev nasce a Mosca il 5 gennaio del 1863.
Nel gennaio del 1885 assume lo pseudonimo di Stanislavskij. Lavora come attore fino al 1890 e dallo stesso anno fino 1898 si occuperà maggiormente della regia.
In questo periodo nasce il suo interesse per la “verità” nella messa in scena.
Sente la necessità di “riformare’ la recitazione enfatica e sciatta degli attori; di creare scene e costumi appropriati; di una regia importante.
Il 4 ottobre 1898 crea e inaugura un Nuovo Teatro: “Il Teatro d’Arte – Mcht” con un alto valore morale, cura della bellezza e che fosse accessibile a tutti.
Si profila il Metodo Stanislavskij:
– il “rivivere” in contrapposizione con il rappresentare: l’attore deve rivivere la vita del personaggio dall’interno fino ad annullare la sua;
– l’attore non deve avere mai bisogno del suggeritore, solo sapendo la sua parte a memoria si può rivivere;
– non esistono piccole parti, esistono piccoli attori”, ogni attore deve sentire l’importanza e la responsabilità del suo ruolo, anche se secondario;
– sottotesto: tutto ciò che il testo esprime a livello emozionale;
– prove a tavolino, ovvero individuazione del sottotesto da parte del regista e attori e discussioni (analisi del testo);
– le prime prove non servono ad apprendere il testo ma a comprenderlo a dargli vita.
Nel 1935 realizza l’importanza delle “azioni fisiche”: gli attori devono scegliere, improvvisando, quali azioni fisiche compirebbero se fossero il personaggio che interpretano nelle circostanze nelle quali questo si trova. Ad esempio: un sentimento deve trovare una corrispondenza in un’azione fisica, non può essere evocato solo psicologicamente.
Movimento e pensiero sono inscindibili (Cechiov).
Stanislavskij muore il 7 agosto 1938.
NB. Le fonti dal web
Francesco Chianese

Teatro: tra finzione e realtà

Di Francesco Chianese

Anche nel Teatro esistono diverse scuole di pensiero. Una delle più spiccate diatribe è il comprendere se il Teatro è finzione o realtà. Qui la divisione è netta. Per molti tutto quello che si esercita sul palco è finto come finti gli attori sulla scena, per altri rappresenta la realtà.
In effetti, e questo è il mio umile pensiero, ma anche di altri prima di me, il Teatro è nel contempo finzione e realtà. Sulla scena si rappresentano momenti di vita reali che al momento della messa in scena non sono veri.
Un lutto, una gioia, un tradimento, l’odio, l’amore non sono invenzioni ma pezzi di vita reale che al momento non sono quelli da copione.
Qui, nasce una sostanziale differenza tra “attori” e “recitatori”.
Pur se bravi i recitatori “interpretano” i ruoli affidati dal regista,
entrano nella parte offrendo decorose esibizioni.
Appunto, però, recitano mettendo in risalto che di finzione si tratta.
Bravi senza dubbio, come ce ne sono tanti.
A differenza del recitatore l’Attore non recita. L’Attore vive la scena.
Non entra nel personaggio ma diventa quel personaggio (importante che lo faccia solo per il tempo della pièce, in caso contrario diventa diventa un serio problema).
Qui tutto quello che apparentemente è finto diventa realtà e lo spettatore resta coinvolto senza perdersi di concentrazione.
Ecco il compito dell’Attore: catturare l’attenzione del pubblico fino alla fine dello spettacolo.
Ma cos’è, in definitiva, il Teatro? Anche qui le risposte sono tante.
Io desidero dare una mia risposta: comunicazione.
Il Teatro è principalmente Comunicazione.
L’attore attraverso il suo personaggio comunica il suo stato d’animo, la storia. Attraverso il suo comunicare arricchisce il bagaglio culturale all’attento spettatore.
Sul Teatro c è tanto da dire e man mano vi spiegherò:
l’importanza della quarta parete,
il sapere dare un’identità al lavoro da svolgere,
l’attenta analisi del testo e di ogni singolo personaggio e altro ancora.
Alla prossima!

Sport, teatro e dintorni a cura di Francesco Chianese

Di Francesco Chianese

Sport, teatro e dintorni
Tra sport e teatro mi piace soprattutto il termine “dintorni” ed è proprio dei dintorni che mi piacerebbe parlare come presentazione.
Del Teatro si è tanto parlato e anche lo sport non è venuto meno. Resta, comunque un interrogativo se non addirittura un passaggio sul perché siamo portati a vivere le scene su un palcoscenico o su un campo di calcio sia da protagonisti che da spettatore. Insomma qual è la funzione sociale del Teatro e dello sport in genere. Innanzitutto bisogna fare un primo distinguo tra amatoriali e professionisti e quando dico amatoriale non mi definisco ad un prodotto inferiore.
La professionalità è la chiave necessaria affinché tutto riesca alla perfezione e per ottenere il massimo non esiste risparmio di impegno con le relative prove, o allenamenti in caso dello sport, che ci porti alla prima ben preparati e alla vittoria finale.
Esistono, dunque, i professionisti che vivono di Teatro o sport (riferito solo agli sport professionali) con tanto di contratto ed iscrizione all’ ente previdenziale nel nostro caso all’ Enpals. Per il solo Teatro esistono i “quasi professionisti” che non vivono di solo Teatro, non lavorano a contratto ma si fanno pagare a prestazione (anche profumatamente). In ambi i casi è il denaro il motivo di tale passione. Infine la categoria degli “amatoriali” assolutamente professionali e non meno validi dei colleghi di gradino più avanzato.
Si ama a tal punto il Teatro o lo Sport che spesso si mette la mano al portafoglio personale per praticarlo e farlo praticare.
È giusto che le prestazioni siano compensate e che la fatica degli operatori sia riconosciuta.
Per rendere meglio l’idea: “nel professionismo, e per qualche semi professionista, il Teatro serve per fare i soldi, nell’ amatorialitá i soldi servono per fare Teatro”.
La funzione sociale del Teatro così come lo Sport deve essere l’aggregazione, educare il giovane alla vittoria e ad accettare la sconfitta, l’accoglienza, la partecipazione, il rispetto delle regole scritte e non scritte, socializzazione e comunicazione.
Sarà proprio la “comunicazione” il tema del prossimo intervento.