Storia della Passiflora

Foto del giardino delle “Meraviglie di Santina”

LA LEGGENDA DELLA PASSIFLORA, IL FIORE CHE RACCHIUDE IL MISTERO DELLA CROCE

Tanto tanto tempo fa, la primavera fece balzare dalle Tenebre verso la Luce tutte le piante della Terra, e tutte fiorirono come per incanto.

Solo una pianta non udì il richiamo della primavera, e quando finalmente riuscì a rompere la dura zolla di terreno, la primavera era già lontana…

– Fa’ che anch’io fiorisca, o Signore! – pregò la piantina.
– Tu pure fiorirai – rispose il Signore.
– Quando? – chiese con ansia la piccola pianta senza nome.
– Un giorno… – e l’occhio di Dio si velò di tristezza.

Era ormai passato molto tempo, la primavera anche quell’anno era venuta e al suo tocco le piante del Golgota avevano aperto i loro fiori.

Tutte le piante, fuorché la piantina senza nome.

Il vento portò l’eco di urla sguaiate, di gemiti, di pianti: il Figlio dell’Uomo avanzava fra la folla urlante, curvo sotto la croce, aveva il volto sfigurato dal dolore e dal sangue…

– Vorrei piangere anch’io come piangono gli uomini – pensò la piantina con un fremito.

Gesù in quel momento le passava accanto, e una lacrima mista a sangue cadde sulla piantina pietosa…

Subito sbocciò un fiore bizzarro, che portava nella corolla gli strumenti della passione: una corona, un martello, dei chiodi…

… era la Passiflora, il fiore della Passione.

fonti web

Carnevale, brevi cenni

 

Non voglio parlare del periodo storico che stiamo vivendo, per cui inizio con dei versetti della mia cara amica

Martina Parisi:

Carnevale vien di notte con le scarpe tutte rotte…aspe ho sbagliato, quella era la befana. Ma anche lui viene di notte, con le mascherine, sulle bocche. Tanti dolcetti, chiacchiere, fraviole e scherzetti. Poco allegro come non mai, anche quest’anno te ne vai. Ti aspettiamo il prossimo anno e festeggeremo come se fosse capodanno.

 

Etimologia. Secondo la più accreditata interpretazione la parola ‘carnevale’ deriverebbe dal latino carnem levare (“eliminare la carne”), poiché indicava il banchetto che si teneva l’ultimo giorno di Carnevale (Martedì grasso), subito prima del periodo di astinenza e digiuno della Quaresima.

Notizie storiche

Dal 1600 abbiamo notizie che riguardano il carnevale nella città di Palermo e,  col passare degli anni, la ricorrenza assunse sempre più sfarzo nella preparazione degli addobbi, dei costumi e delle maschere e potere sul desiderio collettivo di evadere dalla routine e dal quotidiano. Anticamente in Sicilia si poteva assistere a delle danze particolari, come quella “degli schiavi” durante la quale i partecipanti, travestiti appunto da schiavi, ballavano per le strade pubbliche al suono di antichi strumenti turchi come i tamburi, o la così chiamata “Balla-Virticchi” per la quale i partecipanti si travestivano da pigmei e trattenevano il popolo. Tra le maschere siciliane più caratteristiche del passato occorre decisamente ricordare quelle dei “Jardinara” (giardinieri) e dei “Varca” note soprattutto nella provincia di Palermo e quelle dei “briganti” e quella del “cavallacciu” note soprattutto nel catanese.
Tra le altre maschere tradizionali del passato si possono ricordare quelle che servono  da parodia ai maggiori esponenti delle classi sociali cittadine: si hanno così le innumerevoli rappresentazioni dei “Dutturi”, dei “Baruni” e degli “Abbati”.
Si può citare, ancora, la vecchia maschera della “Vecchia di li fusa” presente anticamente nella Contea di Modica. Si tratta di un travestimento per diventare, attraverso l’uso di una gonna sgualcita, un mantello che si annoda al collo ed un velo che parte dal capo, il simbolo della prossima morte del Carnevale.
A Modica – Rg -, si trovano le città di Monterosso e Giarratana. Qui le maschere di Carnevale del passato più rappresentative erano quelle dei ” ‘Nzunzieddu”, cioè insudiciati, maschera così chiamata perché chi la impersona ha il viso sporco di fumo e terra rossa.

Il carnevale in provincia di Messina

A Francavilla di Sicilia nei pressi delle famose e suggestive Gole dell’Alcantara e circondata dal fiume San Paolo e dal fiume Zaviani, organizza ogni anno, così come altre città isolane, un Carnevale che dura un’intera settimana.
La festa vede il sorgere di canti e balli che coinvolgono l’intera cittadinanza, le sfilate dei carri allegorici, la personificazione del Carnevale nella maschera di “Sua Maestà”, inizialmente onorata grazie alla sfilata delle corti e poi accompagnata dal “Gran Corteo Funebre” che serve per seppellire la maschera stessa insieme al periodo di divertimenti sfrenati e licenziosi. Vero simbolo del Carnevale di Francavilla è il ballo collettivo.

Anche il rinomato centro turistico isolano di Taormina  prevede vari festeggiamenti per il Carnevale. Anche in questo caso la competitività nella realizzazione dei carri e lo sfarzo ostentato da questi ultimi è davvero notevole visto che tutti i cittadini si prestano alla realizzazione di questi simboli che poi sfileranno nel classico quanto allegro corteo la domenica ed il martedì grasso. I premi in palio sono notevoli ed offerti non solo dall’autorità comunale, ma anche dalle varie associazioni dei commercianti e sono un ottimo stimolo per dare il meglio di sé nella realizzazione dei carri.
Il coinvolgimento cittadino non si ferma solo a questo aspetto, ma prevede anche la presenza di massa alle varie feste serali che si realizzeranno nella pubblica piazza durante i giorni canonici della festa e che prevedono gare canore, giochi vari come l’albero della cuccagna e balli coinvolgenti.
Si evince che anche il carnevale taorminese può esser considerato un’ottima tappa per festeggiare il Carnevale in Sicilia in allegria ed in compagnia e può esser considerato uno splendido esempio del divertimento e dell’allegria.

Ne i momenti costitutivi della festa di Saponara, si hanno i soliti ma sempre affascinati e coinvolgenti carri allegorici ed il momento culminante della festa si ha il martedì grasso quando tutta la cittadinanza è coinvolta nel “Corteo dell’Orso e della Corte Principesca”. L’Orso è gigantesco, è agghindato con campanacci e trattenuto da delle corde ed è seguito dai suonatori di “brogne” e corni, dalla coppia principesca, dal giullare, dallo scrivano-consigliere e dal resto della corte. Tutto il corteo, inoltre, si arricchisce grazie alla partecipazione di vari gruppi e singoli vestiti in maschera. Nella memoria collettiva l’evento ricorda un fatto storico. Il Principe Domenico Alliata di Villafranca e la sua consorte Vittoria Di Giovanni, baronessa di Saponara, regnavano nel XVIII secolo; in quel tempo un feroce orso minacciava la cittadinanza ed il principe ne garantì la cattura e per rassicurare la cittadinanza del pericolo scampato e sulla propria validità di signore e protettore della città fece incatenare la bestia e lo fece condurre per le vie cittadine.
L’evento ora raccontato è stato lo spunto per effettuare un travestimento satirico e burlesco che nel corso degli anni è diventato il fulcro del carnevale e che serve anche per esorcizzare antiche paure, per documentare come la popolazione vive determinati eventi sociali e civili e non solo per rievocare e rappresentare momenti salienti della storia cittadina.)

A Novara di Sicilia ,oltre ai tradizionali festeggiamenti, anche il torneo della corsa delle locali forme del formaggio maiorchino – pecorino puro ricavato attraverso particolari processi di lavorazione e stagionatura e che assume una forma simile a quella del parmigiano -. E’ un evento che può vantare quattro secoli di storia alle spalle e prevede la partecipazione di varie squadre composte da tre elementi, squadre che gareggiano facendo rotolare le forme del formaggio che pesano circa dodici chili per le vie cittadine. L’evento ha come naturale conclusione una Sagra durante la quale si può consumare non solo il formaggio in questione, ma anche la ricotta e la tuma.

Durante questa settimana si fa largo uso di sughi di carne e di pietanze elaborate, come i “maccheroni al ragù” (pasta in casa preparata con 500 grammi di farina e qualche uovo e condita, appunto, con il ragù preparato con cotenna di maiale e spezie) . Un vasto elenco di dolci delizia in questi giorni il palato dei siculi, chiacchiere, fraviole , pignolata, castagnole, e tante bontà.

articolo supportato da fonti del web