Killer dell’ estate” idrocuzione”

(o idrocussione), sincope che insorge improvvisamente durante un bagno in acqua fredda, caratterizzata da perdita di coscienza con arresto riflesso della respirazione (l’incidente viene comunemente chiamato congestione). L’i. si distingue dall’annegamento che è dovuto a penetrazione di acqua nelle vie respiratorie.Generalmente si manifesta non appena si entra in acqua, ma talvolta può verificarsi anche durante il bagno (questa evenienza è frequente nei subacquei che scendono in profondità trovando temperature sensibilmente basse), o addirittura quando si è usciti dall’acqua (i. ritardata).L’i. presenta diverse forme cliniche: a volte l’individuo viene colpito dal malore in modo brusco e cala improvvisamente a fondo altre volte l’incidente è preceduto da segni premonitori, quali malessere, vertigini, crampi, ronzii alle orecchie.Di per se stessa l’i. causa di rado la morte perché la sincope è reversibile tuttavia, poiché la ripresa respiratoria si verifica quando l’individuo è ancora in acqua, sopravviene quasi sempre la morte per annegamento.Sul meccanismo d’insorgenza dell’i. sono state formulate alcune ipotesi.Secondo la più seguita, la bassa temperatura dell’acqua indurrebbe fenomeni di vasocostrizione che provocherebbero turbe dei centri nervosi diencefalici e inibizione dei centri respiratori altri fattori responsabili potrebbero essere: lunga esposizione al sole, abbondante sudorazione, digestione in corso. Un’altra ipotesi, basandosi sul fatto che alcuni soggetti colpiti da i. presentano reazioni cutanee, sostiene che all’origine dell’incidente ci sarebbe uno shock allergico.Al paziente deve essere subito praticata la respirazione artificiale e, se le condizioni lo richiedono, il massaggio cardiaco.

Fonte dal web

La Pro Loco Nomò di Manno aderisce al nuovo progetto

SVOLTE – La Nuova Era Delle Pro Loco Siciliane

Le dichiarazioni del nuovo Presidente dell’ Ente Pro Loco Sicilia:
Alla prima assemblea a Palermo oltre 50 Pro Loco pronte per la promozione turistica.
Si è svolta presso la ex Chiesa San Mattia ai Crocifieri, la presentazione dell’Ente Pro Loco Sicilia Ets.
Le Pro Loco aderenti, hanno tenuto, inoltre, l’assemblea generale che determinerà l’organizzazione operativa iniziale sul territorio Regionale. Una struttura snella e innovativa, una presenza capillare sui territori, una serie di servizi efficaci ed orientati al supporto delle singole Pro-Loco.
Tutto questo e molto altro sarà Epl Sicilia (Ente Pro-Loco Sicilia). Quest’ultimo ha l’obiettivo ambizioso di rappresentare il punto di riferimento per le associazioni iscritte, fornendo assistenza e formazione costante, al fine di aiutarle a svolgere al meglio la propria mission statutaria.
Un mondo che proprio in questo periodo sta cambiando radicalmente e che vedrà le Pro-Loco protagoniste di un salto di qualità non indifferente, dettato dalla riforma del Terzo Settore in corso di attuazione. In questa fase così delicata, Epl Sicilia si impegna ad accompagnare le proprie iscritte lungo tutto il processo di transizione e di adeguamento degli Statuti, fino all’inserimento nel registro regionale, annullando di fatto ogni problematica legata alla mancanza di informazioni.

Il Presidente del nuovo Ente, Salvo Zappalà, che guida da tempo immemorabile la Pro Loco di Giarre (CT). «Siamo consapevoli – ha detto Zappalà – delle scommesse che quotidianamente le Pro Loco sono impegnate a soddisfare e proprio per questo Epl Sicilia strutturerà una rete fatta di esperienze, professionalità e progettualità, funzionale al mondo associativo. Partiamo con un gruppo consistente di adesioni – prosegue il presidente – Ente Pro Loco Sicilia non sarà una organizzazione a scatola chiusa ma accoglierà dai vari territori siciliani le istanze per una vera e propria idea di promozione, attraverso l’ascolto, la partecipazione, la democrazia interna, lo scambio di valori».
Ma il progetto è molto ambizioso.
“Stiamo guardando alla Sicilia – ha detto Pasquale Ciurleo, presidente nazionale del sodalizio – con grande interesse per avviare un progetto che ci vede impegnati in prima persona, allo scopo di avviare un piano promozionale del nostro territorio che tante peculiaritá manifesta. Una ricorsa importante che deve essere meglio conosciuta”. Numerosi sono stati, dunque, i rappresentanti delle varie località siciliane delle nove province pronte a scommettersi in prima persona per ripartire.

Montella e la fibromialgia

La redazione di Iamnaples.it dà vita ad una nuova rubrica: Sport & Salute. Il mondo degli infortuni, delle noie muscolari, degli stop talvolta improvvisi dei nostri beniamini. Ne capiremo di più con un laureando in Scienze Motorie, che ci racconterà nei dettagli i guai fisici, in modo da darci anche qualche consiglio per la cura di noi stessi.
Tra le molte patologie che colpiscono sportivi e non , ne esistono alcune che ,a causa di mala informazione,vengono confuse con semplici dolori passeggeri.Una di queste è senza ombra di dubbio la fibromialgia, malattia che ha avuto negli ultimi anni una forte frequenza sui calciatori .Alcuni di essi sono stati fortunati in quanto diagnosticata in tempo si può guarire in maniera definitiva come è successo ad Antonio Cassano l’attuale giocatore del Milan ,il quale,con l’aiuto di equipe mediche e farmaci ha evitato il peggio.Altri invece sono degenerati come il noto ex-calciatore e ultimo allenatore della Roma Vincenzo Montella,questi ha provato a tener duro ma,purtroppo,il dolore troppo diffuso sulla schiena lo ha costretto al ritiro dal calcio. La fibromialgia è una patologia che si manifesta con dolore e rigidità dei muscoli, delle strutture tendinee e legamentose; interessa solo un certo distretto corporeo, talvolta più parti, come il collo o la spalla. La fibromialgia colpisce quasi due milioni di Italiani; con questo termine ci riferiamo ad una condizione dolorosa che può essere definita “sindrome” perchè esistono i segni e i sintomi presenti allo stesso tempo. Capita a volte che venga confusa con casi di artrite, ma non lo è. Il sintomo predominante è il dolore: si manifesta in modo esteso o in zone localizzate e tende a diffondersi col passare del tempo. I pazienti che soffrono di questa condizione dolorosa lamentano bruciore, rigidità, contratture e tensione, e il livello di questi sintomi varia a seconda dei momenti della giornata. Per verificare se il soggetto soffre realmente di fibromialgia, si andrà a studiare meglio le aree sofferenti tramite la tecnica dei tender points e della digitopressione, affinchè i sintomi del dolore proprio della patologia non vengano confusi con altri stati flogistici più generali e meno preoccupanti. Le cause che provocano la fibromialgia sono per la verità ignote; si ipotizza che essa possa derivare da eventi che stressano l’individuo (lutto, malattia, trauma psico-fisico, alterazione del sonno); si tratta in ogni caso di un insieme di eventi anche extra sportivi che, se mal sopportati, alla fine scatenano la sindrome perchè alterano la percezione del sistema nervoso.Ad oggi tale stato può essere alleviato tramite tecniche di massaggio, attività fisica, impacchi caldi e soprattutto riducendo lo stress infatti quando il dolore non regredisce spontaneamente, vengono inclusi nella terapia anche antidepressivi per la re-captazione dell’ormone serotonina.

Articolo di Giovanni Crisci

17 Maggio: Giornata internazionale contro l’omofobia

Il 17 maggio è la Giornata internazionale contro l’omofobia. La data è stata specificatamente scelta per ricordare la decisione dell’Organizzazione mondiale della sanità nel 1990 di declassificare l’omosessualità da disturbo mentale. Questa giornata mira a celebrare la diversità, in senso lato (celebriamo quella relativa alla libertà di credo, di pensiero) e quella sessuale e di genere, in particolare, e fare una campagna contro la violenza e la discriminazione subite dalle persone con diversità di genere, nelle nostre comunità e a livello internazionale.
Ci sono oltre 70 paesi al mondo in cui le relazioni omosessuali sono illegali e in circa 10 di questi paesi la punizione potrebbe essere la morte. Si stima che il 70% della popolazione mondiale viva secondo leggi e regolamenti che limitano la libertà di espressione riguardo all’orientamento sessuale e all’identità di genere.

La scuola che educa all’uguaglianza e al rispetto di tutti

La nostra scuola è la scuola che educa all’uguaglianza e al rispetto di tutti, qualsiasi sia la scelta, in qualunque campo, anche in quello sessuale, faranno i nostri alunni. Talvolta può apparire complicato, ma è un obbligo morale della scuola debellare, sul nascere, il fenomeno deprecabile dell’omofobia, che un semplice articolo della Costituzione di per sé non elimina. È necessario un percorso di crescita culturale che solo i docenti, nelle scuole, possono garantire. In primis vincendo loro le paure (ed anche le loro diffidenze e i loro pregiudizi) connesse nell’affrontare il tema con gli alunni. Prescindendo il fatto che l’educazione civica, di per sé, basterebbe a garantire questo percorso educativo e formativo.
La scuola e l’uguaglianza

Queste informazioni provengono dal sito web ufficiale della Giornata: www.dayagainsthomophobia.org ; ha anche una pagina specifica per gli insegnanti, con collegamenti a una serie di risorse didattiche. Il sito web di Amnesty International ha un pacchetto di attività sui diritti di orientamento sessuale. Puoi trovare uno script di assemblaggio, un programma di lezioni e filmati sui problemi LGBT sul sito web di TrueTube. I seguenti articoli includono esempi di come le scuole hanno affrontato i problemi relativi a questi problemi e / o collegamenti a risorse utili

Come gli insegnanti possono rendere le loro scuole amiche delle persone con diverso orientamento sessuale

Il motivo per cui gli studenti ridono e ridacchiano e usano le parole in modo dispregiativo è perché non sanno cosa significano.

I modelli per i giovani con diverso orientamento sessuale

L’importanza della giornata e la creazione di consapevolezza identitaria e di ruolo sono fondamentali per creare una comunità coesa. Se nel curriculum non c’è nulla che rappresenti le persone con diverso orientamento sessuale, quali modelli ci sono per questi giovani nella nostra scuola? Il nostro curriculum deve riflettere la nostra comunità facendo leva sulla reale attenzione ai diversi filoni dell’uguaglianza.
Educare e incoraggiare tutti a prendere parte del processo reale di uguaglianza

Bisogna educare e incoraggiare tutti a prendere parte del processo reale di uguaglianza e a raccogliere i frutti di un ambiente illuminato e sicuro in cui lavorare e prosperare. È questo lavoro rivolto verso l’esterno che consente a tutti i docenti di offrire lezioni sicure, rispettose di tutti, con la consapevolezza che un percorso di diritti e di uguaglianza è alla base del lavoro sulla diversità all’interno del curriculum di ciascuna scuola e di qualsivoglia ordine e grado. È essenziale che il nostro programma scolastico rifletta la comunità in cui viviamo. Le persone con diverso orientamento sessuale fanno parte della nostra comunità. Possiamo, naturalmente, non condividere le loro scelte ma è necessario naturalmente promuovere un processo reale di integrazione delle diversità. Un processo inclusivo necessario per assicurare un pacifico futuro ai nostri alunni e ai nostri figli.

No al bullismo
Dovremmo impegnarci seriamente per creare uno staff felice “out” e studenti “out” che tega insieme e testimoni che i nostri giovani NON siano vittime di bullismo per un diverso orientamento sessuale: questa è la prova del successo educativo e formativo. A differenza di come qualcuno blatera la scuola che include è una scuola che punta ad una comunità coesa, prospera, in grado di farsi volano di integrazioni d’ogni genere. Percorso necessario per fortificare il comune sentire in una comunità delle differenze.

I comuni italiani e #stophatespeech: loro fanno la loro parte e le scuole?

Anche la città di Padova sarà attiva con l’iniziativa “#stophatespeech” promossa da “Re.a.dy”, la Rete nazionale delle Regioni e degli Enti Locali impegnati per superare l’omotransfobia. I discorsi d’odio alimentano odio, divisione, violenza e vanno fermati: #stophatespeech.

In questa giornata si vogliono ricordare e riaffermare, affermano dal comune di Padova, i seguenti principi fondamentali:

l’omofobia, la bifobia e la transfobia violano la dignità umana, ledono il principio di eguaglianza e comprimono la libertà e gli affetti delle persone;
la paura irragionevole e immotivata nei confronti delle differenze per orientamento sessuale o identità di genere è frutto di pregiudizi e di stereotipi;
la denuncia ed il contrasto all’omofobia, bifobia e transfobia devono costituire un impegno fermo e costante per le Istituzioni e per la società tutta;
il miglior contrasto all’omo-bi-transfobia è la conoscenza e l’incontro con la differenza che si realizza in una società più coesa e aperta.
Azioni di promozione per l’eliminazione delle discriminazioni nei diversi ambiti: la città di Padova
Obiettivo strategico della rete Re.a.dy”, la Rete nazionale delle Regioni e degli Enti Locali è quello di mettere in campo azioni di promozione per l’eliminazione delle discriminazioni nei diversi ambiti della vita familiare, scolastica, sociale e lavorativa.

“L’Amministrazione di Padova è da sempre impegnata nella lotta alle discriminazioni di qualsiasi tipo e in qualsiasi ambito sociale. L’adesione a questa Rete ci permette di potenziare le nostre politiche pubbliche di inclusione, collaborando con altre realtà e costruendo sinergie – dichiara l’assessora all’integrazione e inclusione sociale Marta Nalin – Il dialogo con altre città si rivela fondamentale anche per individuare strumenti amministrativi che diano forza e supporto alle azioni di promozione culturale (…), contribuendo a migliorarne la qualità della vita e creando un clima sociale di rispetto e di confronto libero da pregiudizi”.

“Per noi è un passo coerente con azioni già intraprese in passato – conclude Nalin – La nostra idea di costruire una cultura non condizionata dai pregiudizi e una città libera in cui ognuno possa sentirsi pienamente cittadino prende forma anche grazie ad azioni di questo tipo”.
L’ITCG “G. Cerboni” di Portoferraio (LI)
Il Ministero dell’Istruzione è da anni impegnato al fine di realizzare una scuola inclusiva che valorizzi le singole individualità ed educhi le nuove generazioni alla cultura del rispetto e del contrasto ad ogni forma di violenza e discriminazione.

Tutto ciò premesso, in vista del 17 maggio e della Giornata internazionale contro l’omofobia e contro ogni forma di atteggiamento pregiudiziale basato sull’orientamento sessuale – indetta con la risoluzione del Parlamento Europeo del 26/04/07 – i Docenti e le scuole di ogni ordine e grado, nell’ambito della propria autonomia didattica ed organizzativa, sono invitati ad approfondire con i propri studenti i temi legati alla lotta alle discriminazioni, al rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali”.
Orientamento sessuale

Descrive la direzione della sessualità di un individuo, indipendentemente dal genere a cui tale individuo appartiene o sente di appartenere. Nel linguaggio comune si parla di orientamento eterosessuale, bisessuale ed omosessuale. Si parla anche di asessualità in assenza di un orientamento definito nei confronti della sessualità. Il concetto di orientamento sessuale implica che il comportamento di un individuo sia una necessaria conseguenza della direzione della sua sessualità. Secondo tale impostazione le relazioni omosessuali, eterosessuali o bisessuali sono naturali. Di conseguenza il mancato riconoscimento della parità di diritti costituisce una discriminazione basata sull’orientamento sessuale.

Omofobia

Dal greco HOMOS stesso, medesimo e FOBOS paura. Letteralmente significa “paura dello stesso”, tuttavia il termine “omo” è qui usato in riferimento ad omosessuale. Il 14 termine è un neologismo coniato dallo psicologo clinico George Weinberg nel suo libro Society and the Healthy Homosexual (La società e l’omosessuale sano), pubblicato nel 1971. Un termine precursore è stato omoerotofobia, coniato dal dottor Wainwright Churchill nel libro Homosexual behavior among males (Comportamento omosessuale tra maschi), pubblicato nel 1967.

web- orizzonte scuola

La storia della Befana

In un villaggio, non molto distante da Betlemme, viveva una giovane donna che si chiamava Befana. Non era brutta, anzi, era molto bella e aveva parecchi pretendenti.. Però aveva un pessimo caratteraccio. Era sempre pronta a criticare e a parlare male del prossimo. Cosicché non si era mai sposata, o perché non le andava bene l’uomo che di volta in volta le chiedeva di diventare sua moglie, o perché l’innamorato – dopo averla conosciuta meglio – si ritirava immediatamente.

Era, infatti, molto egoista e fin da piccola non aveva mai aiutato nessuno. Era, inoltre, come ossessionata dalla pulizia. Aveva sempre in mano la scopa, e la usava così rapidamente che sembrava ci volasse sopra. La sua solitudine, man mano che passavano gli anni, la rendeva sempre più acida e cattiva, tanto che in paese avevano cominciato a soprannominarla “la strega”. Lei si arrabbiava moltissimo e diceva un sacco di parolacce. Nessuno in paese ricordava di averla mai vista sorridere. Quando non puliva la casa con la sua scopa di paglia, si sedeva e faceva la calza. Ne faceva a centinaia. Non per qualcuno, naturalmente! Le faceva per se stessa, per calmare i nervi e passare un po’ di tempo visto che nessuno del villaggio veniva mai a trovarla, né lei sarebbe mai andata a trovare nessuno. Era troppo orgogliosa per ammettere di avere bisogno di un po’ di amore ed era troppo egoista per donare un po’ del suo amore a qualcuno. E poi non si fidava di nessuno.

Così passarono gli anni e la nostra Befana, a forza di essere cattiva, divenne anche brutta e sempre più odiata da tutti. Più lei si sentiva odiata da tutti, più diventava cattiva e brutta.

Aveva da poco compiuto settant’anni, quando una carovana giunse nel paese dove abitava. C’erano tanti cammelli e tante persone, più persone di quante ce ne fossero nell’intero villaggio. Curiosa com’era vide subito che c’erano tre uomini vestiti sontuosamente e, origliando, seppe che erano dei re. Re Magi, li chiamavano. Venivano dal lontano oriente, e si erano accampati nel villaggio per far riposare i cammelli e passare la notte prima di riprendere il viaggio verso Betlemme. Era la sera prima del 6 gennaio. Borbottando e brontolando come al solito sulla stupidità della gente che viaggia in mezzo al deserto e disturba invece di starsene a casa sua, si era messa a fare la calza quando sentì bussare alla porta. Lo stomaco si strinse e un brivido le corse lungo la schiena. Chi poteva essere? Nessuno aveva mai bussato alla sua porta. Più per curiosità che per altro andò ad aprire. Si trovò davanti uno di quei re. Era molto bello e le fece un gran sorriso, mentre diceva: “Buonasera signora, posso entrare?”. Befana rimase come paralizzata, sorpresa da questa imprevedibile situazione e, non sapendo cosa fare, le scapparono alcune parole dalla bocca prima ancora che potesse ragionare: “Prego, si accomodi”. Il re le chiese gentilmente di poter dormire in casa sua per quella notte e Befana non ebbe né la forza né il coraggio di dirgli di no. Quell’uomo era così educato e gentile con lei che si dimenticò per un attimo del suo caratteraccio, e perfino si offrì di fargli qualcosa da mangiare. Il re le parlò del motivo per cui si erano messi in viaggio. Andavano a trovare il bambino che avrebbe salvato il mondo dall’egoismo e dalla morte. Gli portavano in dono oro, incenso e mirra. “Vuol venire anche lei con noi?”. “Io?!” rispose Befana.. “No, no, non posso”. In realtà poteva ma non voleva. Non si era mai allontanata da casa.

Tuttavia era contenta che il re glielo avesse chiesto. “Vuole che portiamo al Salvatore un dono anche da parte sua?”. Questa poi… Lei regalare qualcosa a qualcuno, per di più sconosciuto. Però le sembrò di fare troppo brutta figura a dire ancora di no. E durante la notte mise una delle sue calze, una sola, dove dormiva il re magio, con un biglietto: “per Gesù”. La mattina, all’alba, finse di essere ancora addormentata e aspettò che il re magio uscisse per riprendere il suo viaggio.
Era già troppo in imbarazzo per sostenere un’altra, seppur breve, conversazione.

Passarono trent’anni. Befana ne aveva appena compiuti cento. Era sempre sola, ma non più cattiva. Quella visita inaspettata, la sera prima del sei gennaio, l’aveva profondamente cambiata. Anche la gente del villaggio nel frattempo aveva cominciato a bussare alla sua porta. Dapprima per sapere cosa le avesse detto il re, poi pian piano per aiutarla a fare da mangiare e a pulire casa, visto che lei aveva un tale mal di schiena che quasi non si muoveva più. E a ciascuno che veniva, Befana cominciò a regalare una calza. Erano belle le sue calze, erano fatte bene, erano calde. Befana aveva cominciato anche a sorridere quando ne regalava una, e perciò non era più così brutta, era diventata perfino simpatica.
Nel frattempo dalla Galilea giungevano notizie di un certo Gesù di Nazareth, nato a Betlemme trent’anni prima, che compiva ogni genere di miracoli. Dicevano che era lui il Messia, il Salvatore. Befana capì che si trattava di quel bambino che lei non ebbe il coraggio di andare a trovare.
Ogni notte, al ricordo di quella notte, il suo cuore piangeva di vergogna per il misero dono che aveva fatto portare a Gesù dal re magio: una calza vuota… una calza sola, neanche un paio! Piangeva di rimorso e di pentimento, ma questo pianto la rendeva sempre più amabile e buona.
Poi giunse la notizia che Gesù era stato ucciso e che era risorto dopo tre giorni. Befana aveva allora 103 anni. Pregava e piangeva tutte le notti, chiedendo perdono a Gesù. Desiderava più di ogni altra cosa rimediare in qualche modo al suo egoismo e alla sua cattiveria di un tempo. Desiderava tanto un’altra possibilità ma si rendeva conto che ormai era troppo tardi.

Una notte Gesù risorto le apparve in sogno e le disse: “Coraggio Befana! Io ti perdono. Ti darò vita e salute ancora per molti anni. Il regalo che tu non sei venuta a portarmi quando ero bambino ora lo porterai a tutti i bambini da parte mia. Volerai da ogni capo all’altro della terra sulla tua scopa di paglia e porterai una calza piena di caramelle e di regali ad ogni bambino che a Natale avrà fatto il presepio e che, il sei gennaio, avrà messo i re magi nel presepio. Ma mi raccomando! Che il bambino sia stato anche buono, non egoista… altrimenti gli metterai del carbone dentro la calza sperando che l’anno dopo si comporti da bambino generoso”.
E la Befana fece così e così ancora sta facendo per obbedire a Gesù.

Durante tutto l’anno, piena di indicibile gioia, fa le calze per i bambini… ed il sei gennaio gliele porta piene di caramelle e di doni.
È talmente felice che, anche il carbone, quando lo mette, è diventato dolce e buono da mangiare.

La storia di San Nicola

Occhi di bambino 💙

💛💛 LA LEGGENDA DI SAN NICOLA 💛💛

Nel lontano oriente viveva un uomo molto buono, il vescovo Nicola. Un giorno sentì dire che lontano lontano, in occidente, c’era una grande città dove tutti gli uomini pativano la fame, perfino i bambini piccoli.
Chiamò allora tutti gli abitanti della città e chiese loro di portargli i migliori frutti dei loro orti e dei loro campi.
Questi tornarono poco dopo con grossi cesti pieni di mele e di noci, sacchi di grano dorato per fare la farina, pane bianco e dolcetti al miele. I
l vescovo Nicola fece caricare tutto su una nave. Era una nave imponente e maestosa, blu come il cielo, ed aveva una grande vela bianchissima che splendeva sotto i raggi del sole.
Iniziarono il viaggio verso occidente, e il vento si mise subito ad aiutarli, soffiando sempre nella direzione giusta.
Ci impiegarono sette giorni e sette notti, e quando giunsero alle porte della città stava calando la sera. Per le strade non si vedeva anima viva, ma qua e là brillava qualche lucetta alle finestre.
Il vescovo Nicola bussò ad una di esse. In quella povera casetta viveva una mamma coi suoi cinque bambini. La donna, sentendo bussare, disse ai figlioletti di andare ad aprire la porta, pensando si trattasse di qualche poverello bisognoso di ospitalità. I bambini obbedirono, ma non trovarono nessuno; anche la mamma venne a controllare, e poi tornarono tutti insieme in casa.
Vicino alla stufa a legna la mamma aveva messo le scarpine dei suoi bimbi ad asciugare, perché nel pomeriggio erano andati a far legna nel bosco.
Rientrando in casa, sentirono tutti un delizioso profumino provenire proprio dalla stufa, si avvicinarono e trovarono le loro scarpe traboccanti di noci, mele rosse, mandarini, pane e dolcetti al miele. E lì vicino c’era anche un grande sacco pieno di chicchi di grano. Tutti poterono finalmente mangiare, ed i bimbi crebbero sani e vivaci.
Anche in tutte le altre case i bambini poveri trovarono gli stessi doni.
Così San Nicola ogni anno, nel giorno del suo compleanno, si mette in viaggio per venire da noi. Monta sul suo cavallo bianco e cavalca di stella in stella, e porta ogni anno i suoi doni per ricordare ai bambini che presto sarà Natale.