Anna Scaglione “8 Marzo”

Della

Dott.ssa Anna Scaglione

Psicoterapeuta cognitivo comportamentale

 

Finché una sola donna dovrà portare addosso il peso delle ingiurie per le scelte che ha fatto, per il lavoro che svolge, per come si veste, per chi si sveste…

Finché ad un colloquio di lavoro invece di guardare il curriculum noteranno le sue misure, o invece di chiedere gli obiettivi chiederanno se “intende avere figli”…

Finché qualcuno si sentirà in diritto di stuprarmi perché ho una gonna troppo corta, perché sono ubriaca o fatta e qualcun’altro mi dirà che “me la sono cercata”…

Finché qualcuno baratterà con fiori i lividi che mi ha fatto e la violenza che ha perpetrato e parlerà di me come una sua proprietà.

Finché userò il mio corpo o i miei figli per manipolare chi un tempo dicevo di amare..

E fino a quando avrò bisogno di un giorno affinché si parli di femminicidio, di uguaglianza, di rispetto, c’è davvero poco da festeggiare.

Anna

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Cosa sono i sogni? Le pillole di Anna Scaglione

“Un maestro chiese ai suoi alunni di scrivere su un foglio un loro sogno.

Dopo qualche minuto passò a ritirare i fogli, tornò alla cattedra, li piegò e li mischiò più volte.

“Ora venite qui e pescate un foglio a caso” disse rivolgendosi ai suoi ragazzi.

Quando tutti ebbero finito spinse la classe ad aprire i fogli.

“Adesso leggete il sogno che vi è capitato e fatelo vostro, realizzatelo. Se trovate scritto il vostro sogno scambiatelo con il sogno di qualcun altro”.

Gli occhi dei piccoli si riempirono di stupore.

“Ma maestro, come possiamo realizzare un sogno che non è nostro?” chiese una di loro. “Io ad esempio non voglio diventare un astronauta come c’è scritto qui, avrei paura di andare nello spazio. Io sogno di diventare una ballerina”.

“Infatti, non potete”.

“E quindi? Perché ci ha chiesto di fare una cosa che già sapeva non avremmo potuto fare?”

“Perché possiate capire che ognuno di voi ha un sogno ed è importante come quello di tutti gli altri e che ognuno di voi ha il potere di realizzare i suoi sogni ma non i sogni degli altri. Nella vita molte persone vi diranno che i vostri sogni sono stupidi o cercheranno di farvi realizzare i loro sogni cancellando i vostri. Non permettetelo mai. Difendete i vostri sogni e battetevi per realizzarli, spiccate il volo ragazzi miei. Non importa se riuscirete a realizzarli, perché potrà anche succedere che alla fine resteranno soltanto sogni e non diventeranno realtà. Voi però continuate a crederci, a difenderli, a lottare per loro perché un mondo senza sogni è un mondo vuoto, perso. Non criticate i sogni degli altri, anzi se potete aiutate a realizzarli, perché i sogni sono fragili e se vengono spezzati le schegge… ti restano nel cuore per tutta la vita”.

Sabrina Ferri

Ai sogni, ai sognatori…alle schegge che ci hanno trafitto…

E tu? Ce l’hai un sogno?

Le pillole di Anna Scaglione (psicologa psicoterapeuta)

C’era una volta un taglialegna in cerca di lavoro. Dopo aver girato alcune città, trovò impiego presso un importante commerciante di legno.
Il Taglialegna fu assunto con un ottima paga e, le eccellenti condizioni di lavoro lo portarono ad affrontare questo cambiamento con grande motivazione.
Il primo giorno di lavoro il capo diede al nuovo taglialegna un’ascia e gli mostrò l’area del bosco dove avrebbe dovuto lavorare. Il taglialegna ringraziò e s’incamminò nel bosco.
A sera il taglialegna aveva abbattuto 18 alberi, un vero e proprio record. Il capo si congratulò con lui e questa riconoscenza motivò ancor di più il taglialegna a fare del suo meglio l’indomani.
Il secondo giorno il taglialegna lavorò con grande motivazione, impiegando tutte le sue energie per superare il numero di alberi abbattuti il giorno prima. Ma, qualcosa non andò come previsto. Al tramonto gli alberi abbattuti erano solamente 15.
Fortunatamente il taglialegna non era per niente demoralizzato. “Solo un intoppo” pensò.
Il terzo giorno si alzò un’ora prima in modo da avere a disposizione più tempo per abbattere quanti più alberi possibili. Nonostante la voglia, la motivazione e le energie spese, il numero di alberi calò a 10.
Per quanta energia e grinta mettesse nel suo lavoro, giorno dopo giorno, il numero di alberi abbattuti continuò a calare inesorabilmente.
Mortificato, il taglialegna sì presentò dal capo scusandosi per lo scarso rendimento a cui non riusciva a darsi spiegazione.
Al che, l’esperto commerciante di legno pose al taglialegna una semplice domanda: “Quando è stata l’ultima volta che hai affilato la tua ascia?”.
Un poco imbarazzato il taglialegna rispose: “Signore, non ho avuto tempo per affilare la mia ascia, ero troppo impegnato a tagliare gli alberi”.
(Lascia che ti racconti j.b)
Quante volte, nonostante la voglia, la motivazione, l’energia, le cose non vanno come vorremmo?
L’entusiasmo e la motivazione cominciano a vacillare, i dubbi fanno capolino e ingigantiscono il problema mettendo in dubbio le nostre capacità o la validità del progetto, che cmq rimane un nostro fallimento e ricade, immancabilmente sulla nostra autostima.
E pensare che la colpa, invece, è solo di un’ascia poco affilata.
L’incapacità del taglialegna di fermarsi a riflettere è una perfetta metafora di come spesso conduciamo la nostra esistenza.
Lasciamo che la nostra vita sia guidata da eventi esterni, da quello che ci cade addosso.
Le nostre decisioni sono influenzate da aspettative altrui o da convenzioni sociali.
Ci limitiamo a vivere in base a ciò che qualcuno ci ha insegnato essere giusto o sbagliato, continuando a rincorrere la tanto blasonata felicità.
Siamo tanti taglialegna, affaticati e distratti.
Troppo impegnati a cercare per fermarci e riflettere su quanto stiamo facendo.
Troppo presi dalla frenesia, dalla corsa, dalle aspettative degli altri per chiederci se è quello che vogliamo veramente per noi.
Io oggi ho premuto il tasto pausa.
E tu?
Hai osservato se la lama, delle tue competenze, è stata affinata, nutrita, protetta.
Buona pausa qualunque sia il tuo modo di fermarti…

Le pillole di Anna: prima di parlare…. “pensa”!!!!!

Dott.ssa Anna Scaglione, psicoterapeuta cognitivo comportamentale

I TRE UOMINI E IL SANTO (racconto indiano)
Una notte un grande santo giaceva prono a terra immerso in profonda meditazione, come se dormisse.
Un ladro si avvicinò e si chiese “Chi è quel tale sdraiato a terra?”. Osservandolo, arrivò alla sua conclusione: “Deve essere un ladro. Deve aver rubato in qualche casa nel vicinato e deve aver corso per tutta la strada fino a qui. Ora dorme preso da stanchezza. La polizia potrebbe arrivare da un momento all’altro, è meglio che mi allontani per non farmi trovare vicino a lui!”.
E così si allontanò di fretta.
Dopo un po’, un altro uomo si avvicinò barcollante per aver bevuto troppo. Appena vide il santo, disse: “Chi è questo gentiluomo fermo qui in mezzo alla strada nel cuore della notte?” “Eh mio caro! devi aver alzato un po’ troppo il gomito per essere caduto in questo fosso…” “Eh.. eh.. eh..! Posso camminare stabilmente molto meglio di quello che sai fare tu .… sic.… e non andrò a fare un capitombolo come te … ciao ciao!”.
E così anche l’ubriaco si allontanò.
Subito dopo, un saggio passò per quella via, si avvicinò all’uomo sdraiato per vedere se avesse bisogno di aiuto. Osservandolo si rese conto che il viso dell’uomo era sereno e le sue mani erano giunte come in preghiera. “Dev’essere un grande santo assorto in meditazione!”, pensò.
Così il saggio cominciò a massaggiare con delicatezza le gambe del santo, dicendo fra sé e sé: “Tu giaci su una strada polverosa, ma il tuo cuore è così pieno di gioia e amore per Dio … tu sei un santo!”.
E senz’altro lo era, noi vediamo in altri ciò che noi stessi siamo.
Prima di azzardare giudizi sulle altrui condotte per minimizzare le proprie mancanze sarebbe opportuno fermarsi e chiedersi se l’atto compiuto sia giusto, opportuno o, quantomeno utile…
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Dott.ssa Anna Scaglione #GiornataFiocchettoLilla

Di Anna Scaglione Pscicologa pisicoterapeuta

Se è vero che, “siamo quello che mangiamo”,come asseriva Feuerbach ora cosa siamo?
L’espressione di un disagio psichico trascurato, non capito, non creduto?
Insoddisfatti, falliti, perduti, legati all’idea che, il solo modo di controllare la propria vita è controllando il cibo.
C’è G. Che racconta così il vuoto che ha dentro “è l’eco del vomito che mi insegue, è lo spazzolino da denti in fondo alla gola, è guardarmi e vedere un’estranea, è abbuffarmi per non sentire il dolore… è quando ti guardano dicendoti “stai bene!” E la tua testa ti urla “fallita sei ingrassata!” E ricominci il tuo giro all’inferno..”
M. Che: “è iniziato tutto perché il mio ragazzo mi diceva che si vergognava a starmi accanto, non voleva più venire a letto con me perché non ero eccitante e più me lo diceva più io avevo fame e più avevo fame, più mi facevo schifo…”
S. Che correva, correva sempre, per dimagrire dice lui, per non pensare, chiedo io.
S. ” Quando corri i muscoli obbediscono ad un ciccione, si stressano fino a morire di dolore e tu ti senti un Dio perché non hai più limiti… E tu sei una belva perché quello che non distruggi mangiando lo distruggi urlando”
L’unica cosa da pesare, sempre, sono i nostri giudizi ..
#GiornataFiocchettoLilla
Anna Scaglione

Le pillole di Anna Scaglione Psiologa Psicoterapeuta

I due vasi

Un’anziana donna cinese aveva due grandi vasi, ciascuno sospeso all’estremità di un palo che lei portava sulle spalle.
Uno dei vasi aveva una crepa, mentre l’altro era perfetto, ed era sempre pieno d’acqua alla fine della lunga camminata dal ruscello a casa, mentre quello crepato arrivava mezzo vuoto.
Per due anni interi andò avanti così, con la donna che portava a casa solo un vaso e mezzo d’acqua.

Naturalmente, il vaso perfetto era orgoglioso dei propri risultati. Ma il povero vaso crepato si vergognava del proprio difetto, ed era avvilito di saper fare solo la metà di ciò per cui era stato fatto.

Dopo due anni che si rendeva conto del proprio amaro fallimento, un giorno parlò alla donna lungo il cammino:
“Mi vergogno di me stesso, perché questa crepa nel mio fianco fa sì che l’acqua fuoriesca lungo tutta la strada verso la vostra casa”.

La vecchia sorrise:
“Ti sei accorto che ci sono dei fiori dalla tua parte del sentiero, ma non dalla parte dell’altro vaso? È perché io ho sempre saputo del tuo difetto, perciò ho piantato semi di fiori dal tuo lato del sentiero ed ogni giorno, mentre tornavamo, tu li innaffiavi.
Per due anni ho potuto raccogliere quei bei fiori per decorare la tavola. Se tu non fossi stato come sei, non avrei avuto quelle bellezze per ingentilire la casa”.
Ognuno di noi ha il proprio specifico difetto. Ma sono la crepa e il difetto che ognuno ha a far sì che la nostra convivenza sia interessante e gratificante.
Bisogna prendere ciascuno per quello che è e vedere ciò che c’è di buono in lui.

Le pillole di Anna Scaglione (psicologa psicoterapeuta)

Storia di un bozzolo…
C’era una volta un bozzolo. Un giorno, in questo bozzolo apparve un piccolo buco.
Un uomo passava di lì per caso, si mise a guardare la farfalla che si sforzava di uscire da quel piccolo buco.
Passarono diverse ore.
Sembrava che la farfalla si fosse arresa ed il buco fosse sempre della stessa dimensione, sembrava che la farfalla non avesse più la possibilità di fare nient’altro.
Così l’uomo decise di aiutare la farfalla.
Prese un piccolo coltellino e delicatamente aprì il bozzolo.
La farfalla uscì immediatamente, ma il suo corpo era piccolo e rattrappito. Le sue ali erano poco sviluppate e si muovevano a stento.
L’uomo continuò ad osservare.
Sperava che, da un momento all’altro, le ali della farfalla si aprissero, capaci di sostenere il corpo, e che finalmente la creatura cominciasse a volare, ma non successe nulla.
La farfalla non imparò mai a volare.
Quell’uomo non sapeva che passare per lo stretto buco del bozzolo era lo sforzo necessario affinché la farfalla potesse trasmettere il fluido del suo corpo alle sue ali.
Era necessario per imparare a volare.
A volte, le attese e l’impegno sono ciò di cui abbiamo bisogno. Ogni ostacolo incontrato sul nostro cammino può diventare motivo di crescita, di forza, momento per scoprire in noi una forza nuova, un coraggio insperato.
Ogni ostacolo potrebbe insegnarci a volare dipende se lo vediamo come muro limitante o come trampolino…
Buon volo a tutti

Le pillole di Anna Scaglione (psicologa psicoterapeuta)

Abbi cura di te,
Dei sogni che fai
Della tua determinazione
Dei desideri che hai chiuso a in un cassetto
Abbi cura di te
Della gentilezza che mostri
e di quella che potresti concederti
Abbi cura dei tuoi occhi appannati,
delle rughe del tempo
che solcano strade nuove sul tuo viso..
Abbi cura della tua voce,
delle nenie che hai cantato,
dei “ti amo” sussurrati, di quelli taciuti
e di quelli ancora non detti…
Abbi cura dei tuoi sorrisi,
porto sicuro di amici e passanti
e anche delle lacrime
che hanno allagato il tuo cuore…
Abbi cura dei non detti e delle urla,
dei baci rubati e di quelli che hai mendicato..
Delle mani canute, del corpo che cambia..
Del dolore che ospiti, dell’amore che nutri..
Abbi cura di te ogni giorno che viene, ma nell’ora di adesso più di ieri..
Abbiate cura di voi, nessuno può farlo al vostro posto..
Anna Scaglione