8 marzo, 25 novembre e quanti altri?
Di Mimmarosa Barresi
William Richard Sickert, L’AFFAIRE DE CAMDEN TOWN, 1909, olio su tela, Collezione Privata.
Il dipinto appartiene al periodo c. d. realista (ma meglio antiaccademico) di Sickert, che nasce, allievo di Pisarro e Degas, francamente postimpressionista.
Nel settembre del 1907 l’assassinio di una prostituta in una camera di Camden Town, nelle vicinanze della abitazione di Sickert, segna una svolta nella produzione dell’artista, che si vota in modo compulsivo, un po’ come i tabloid del tempo, a riprodurre l’impresa del “Camden Town Murder”, cui dedica un trittico di dipinti e vari disegni preparatori.
L’opera del 1909 qui proposta, insieme col suo disegno, contrappone, secondo uno schema noto, l’uomo, l’assassino, vestito di tutto punto (ha perfino un panciotto), a braccia conserte, che guarda dall’alto, compiaciuto addirittura, la donna, la vittima, nuda e abbandonata su un lettino di ferro, scricchiolante (?), sotto il quale si scorge, ad accentuare lo squallore del contesto, un orinale. Accanto una seggiola, a mo’ di comodino, su cui sono poggiati alla rinfusa gli indumenti della donna. Sullo sfondo una carta da parati che ha conosciuto tempi migliori.
Come negli altri due dipinti dedicati al delitto di Camden Town, la tavolozza è oscura, la pennellata ruvida e frettolosa, il coinvolgimento emotivo dell’artista evidente. Il dipinto, dimenticato come il suo autore per un secolo, verrà risuscitato ad opera della giallista Patricia Cornwell, che in modo funambolesco, proprio in forza dei dipinti e disegni horror di Sickert, lo identifica con il serial killer che terrorizzo’ White Chapel alla fine del XIX secolo.
Che sia stato o no il famigerato Jack lo Squartatore, ovvero un suo complice (come ipotizzato da altri esponenti della cultura popolare contemporanea), Sickert esprime certamente il timore, nell’epoca delle suffragette e dell’aurorale femminismo, di perdere i privilegi legati al sesso e consolidati in secoli di cultura maschilista. Altresi conferma, come unica forma di difesa, il ricorso alla violenza contro le donne, nelle rappresentazioni dell’arte, come qui, o nella vita reale, come ancora troppo spesso e dovunque.








