A Barcellona, un’altra Opera di Cesare Di Napoli
Di Mimmarosa Barresi
Il dipinto prima del restauro.
Cesare Di Napoli, SAN ROCCO FRA SAN NICOLÒ (o PAOLINO DA NOLA) E SANTA CATERINA D’ALESSANDRIA, s. d., tempera su tavola, Barcellona Pozzo di Gotto, Basilica di San Sebastiano. Dalla luminosa sala del Palazzo Comunale di Barcellona Pozzo di Gotto, dove è ospitata una delle più note opere di Cesare Di Napoli, MADONNA COL BAMBINO, SAN GIOVANNINO, SAN MICHELE ARCANGELO E SANT’AGOSTINO, ci trasferiamo negli ombrosi, ed altrettanto aulici, ricetti della Sacrestia della Basilica di San Sebastiano, sempre in Barcellona, dove è alloggiato un commovente San Rocco, affiancato dai Santi Nicolò (ovvero San Paolino da Nola) e Caterina d’ Alessandria; già dal 1821 attribuito al medesimo Di Napoli. Il dipinto traslocò nel nuovo Duomo dopo la demolizione della antica chiesa, anch’essa dedicata al santo protettore della città. Tre grandi santi, imponenti, anche in forza del tracciamento della linea d’orizzonte insolitamente bassa; ed in mezzo Rocco, il protagonista, raffigurato canonicamente in ‘divisa’ da pellegrino: sanrocchino d’ordinanza, corto, di tela, decorato dalla concha de vieira; bordone, ossia l’hastile peregrinorum, raffigurato filologicamenre con il puntale nella estremità superiore ed il gancio poco più in basso, in origine predisposti per azioni di attacco e difesa (nel caso più che probabile di incontri pericolosi durante il cammino); infine la veste sollevata appena per mostrare i segni della peste contratta soccorrendo i malati. In basso a sinistra , accanto al piede del santo, calzato da un elegante stivale con fiocco, si scorge un cane, che non è un cane, poiché ha un volto pressoché umano: un unicum nella tradizione iconografica, introdotto da Di Napoli per ricordare la generosa fedeltà dell’animale che nutrì Rocco durante la malattia. Sulla destra una bionda e paffuta Santa Caterina, leggiadramente acconciata, regge con la mano sinistra il libro simbolo del suo dottorato, mentre con e sotto braccio destro sostiene una lunga spada dalla elaborata elsa. Ai suoi piedi l’imperdibile testa del persecutore Massimino (secondo la canonica soluzione adottata -ricordiamo- per la sua Santa Caterina da Vincenzo Gagini nella Chiesa, ancora barcellonese, di San Rocco, non a caso, di Nasari). A sinistra di Rocco il santo non identificato con certezza, che è comunque un vescovo, con una semplice mitra, ma con un sontuoso manto, un elaborato pastorale ed un voluminoso libro.
Si apprezza da queste poche notazioni la predilezione di Cesare Di Napoli per la scelta e la cura dei particolari, il generoso ricorso ai simboli.
Il dipinto restaurato esposto nella mostra messinese SANTI MEDICI E TAUMATURGHI, ospitata presso il Monte di Pietà (2011-2012).
Sia che lo si voglia definire pittore originalmente polidoresco ovvero diligente scolaro di Guinaccia, resta il dato di un Manierismo originale perfino in prove giudicate più acerbe, come quella in presentazione.








