Amicizia, il degrado di un alto valore morale e sociale- parte I
Di Nunzia Giaimis
Tra i tanti valori che il tempo moderno ha cassato, destinandolo ad un valore virtuale, quindi privo di veri contenuti e interessi, in cima troviamo proprio l’amicizia. Rivedendo l’etimologia e la Filosofia, scorgiamo e riportiamo alla luce una definizione di un valore pregno di significato e senza il quale nessun rapporto possa dirsi amichevole o d’affetto.
Viaggio da Aristotele ai filosofi contemporanei.
Secondo Aristotele ci sono tre tipi di amicizie e li rappresenta come una scalinata, composta da soli tre gradini. Il primo gradino corrisponde all’amicizia per piacere. Quando si frequenta qualcuno solamente per divertimento, questa amicizia come uno specchio, riflettere solamente sé stessi e l’altro diviene un mezzo, in una relazione nociva e destinata alla stagnazione. Il secondo gradino, rappresenta l’amicizia per utilità. Anche qui il benessere individuale la fa da padrone. Il potere, dato dall’utile, diviene una calamita in grado di attrarre gli altri in un gorgo tempestoso, al cui centro risiede l’egoismo e la malignità dell’animo. La nota di ottimismo diviene dal fatto che egli afferma che, una volta dissipata la tempesta, il sole apparirà di certo più radioso di prima. L’ultimo gradino, costituisce la virtù. L’amicizia per virtù è la più radiosa e solidale, in grado di elevare l’uomo oltre il suo potenziale inespresso. L’amicizia per virtù diviene un viaggio di vita, dove l’altro diviene il fine dell’amicizia stessa. L’egoismo cede il posto alla solidarietà, l’invidia al rispetto.
Seneca pur abbracciando la tesi aristotelica da una definizione di amicizia che non nasce certamente dall’interesse e dall’utilità, ma da un vero e proprio istinto dell’uomo in quanto politikòn zòon. L’amicizia può rappresentare sia un danno che un opportunità. Per ricercare la felicità dentro se stesso, l’amicizia può ereggere un ponte in grado di raggiungerla. Il rapporto con l’altro può portare al miglioramento di se stessi, se ognuno rispetta l’altro come un suo pari. L’amicizia diventa, come per Aristotele, un occasione per migliorarsi nella collettività. Tuttavia, Seneca mette in guardia dal frequentare compagnie sbagliate, che possono creare l’effetto opposto, dissolvendo la felicità stoica nel piacere e nel vizio. Malgrado questo, gli stoici sono tra i primi filosofi promotori del cosmopolitismo. Ovvero, una collettivizzazione universale in grado di unire gli uomini, come un amicizia secondo virtù globalizzata. L’amicizia così diviene un esteso ed intrecciato legame collettivo; in grado, se usata correttamente, di diventare lo scudo dell’uomo contro le avversità. Socrate non giunge a definire l’amicizia. Non approva ciò che gli viene proposto cioè di identificare l’amicizia con l’amore: se qualcuno ama una persona, questa persona dovrà necessariamente ricambiare i sentimenti dell’altro. Epicuro «Ogni amicizia è desiderabile di per sé anche se ha avuto il suo inizio dall’utilità» verso Aristotele. Infatti l’amicizia, intesa come reciproca solidarietà tra coloro che cercano insieme la felicità va oltre la filosofia poiché:
| «Di tutte le cose che la sapienza procura in vista della vita felice, il bene più grande è l’acquisto dell’amicizia» |
«L’amicizia trascorre per la terra annunziando a tutti noi di destarci per darci gioia l’un con l’altro. »
Comprendere la dottrina di Epicuro voleva dire diventare suo amico. L’essenza dell’amicizia è la comunità dei più grandi piaceri, cioè quelli puri che presuppongono l’assenza di timore e la saggezza. È essa che ci procura i veri amici, il bene più puro. Senza amici non si può essere né saggi né felici.
Per la realizzazione ho consultato fonti dal web







