Architettura: la lesena di Via Umberto I
Di Mimmarosa Barresi
Leone Savoja, CHIESA DI SAN FILIPPO NERI, 1840-1860 ca., Barcellona Pozzo di Gotto.
In via Umberto I, superata l’antica piazza di San Sebastiano, in direzione Nasari, sul lato sinistro della strada, appena dopo l’angolo, ecco una lesena corinzia, quella che Leon Battista Alberti riteneva l’esito dello schiacciamento di una colonna contro la parete ; con tanto di capitello corinzio, ovviamente, dall’inconfondibile abaco falcato con cimazio, ornato da un fiore centrale che distingue le due volute laterali, sostenute da foglie di acanto. Al di sotto del fiore si attorcono due volute minori, dette elici, sostenute da altre foglie. Il tutto prende origine da un boccio vegetale, il caulicolo. Questa porzione appiattita di capitello poggia sul corpo della lesena, che a sua volta poggia su una canonica base attica (piuttosto che sulla ‘sua’ base corinzia) . Oltre che corinzia, questa lesena è di ordine gigante, poiché innervava l’edificio per tutta la sua altezza. Si trattava della Chiesa di San Filippo Neri, la quale, insieme con l’annesso oratorio, era stata costruita in seguito al legato di Don Francesco Bucalo y Farras, deceduto nel 1830, il quale, fra le odierne vie Umberto I e San Filippo Neri (la Strada delle Carrozze, perché la chiesa riuscì a diventare anche deposito delle carrozzelle) aveva dimora e proprietà. I lavori di edificazione del complesso iniziarono nel 1840 su progetto dell’architetto Leone Savoja, precocissimo accademico e noto autore dello scenografico Gran Camposanto di Messina. La conclusione dell’opera, relativamente alla chiesa, si data, secondo le carte d’archivio, all’aprile del 1860, quando furono decise le “sollenizzazioni” da tenere nel nuovo edificio. Dopo alterne vicende di ordinario degrado, chiesa e oratorio sparirono, alla lettera, in seguito a demolizione negli Anni ’60 del secolo passato. Ma, se avessimo un drone, scopriremmo dall’ alto i resti della copertura, descritta nei documenti come “un lanternino sostenuto da molto ferro, foderato da lamine di piombo, e adorno di lastre, onde maggior lume si avesse nella chiesa”. Tristi e miseri resti, dunque, che tuttavia testimoniano della esistenza di una epifania architettonica pregiata per la Barcellona del tempo, a due passi dall’antico Duomo e dal più importante crocevia cittadino.








