Artemisia Gentileschi

Di Mimmarosa Barresi
È ANCORA IL 25 NOVEMBRE
ArtemGentileschi, SUSANNA E I VECCHIONI, olio su tela, 1610, Pommersfelden, Castello di Weissenstein, Coll. Graf von Schonborn. Ispirato all’episodio narrato nel tredicesimo capitolo del Libro di Daniele, il dipinto mette in scena la storia, assai nota, di Susanna, giovane e bella e devota sposa del ricco Ioachim, spiata e insidiata da due vecchi stolker (per altro giudici di professione), che non esitano a ricattarla per ottenerne i favori. Vistisi respinti, ordiscono un inganno al fine di accusarla di tradimento nei confronti del marito e giurano il falso in tribunale facendola condannare alla lapidazione. Ma ecco Daniele, tanto giovane ma già tanto giusto e autorevole, che interviene a salvare Susanna, sbugiardando i vecchioni fino a far comminare loro la pena di morte. Artemisia, però, sceglie di illustrare un momento della vicenda che esclude il richiamo alla giustizia divina e la fiducia nel conseguente intervento salvifico. Come i tanti artisti che hanno condiviso con lei la scelta di questo episodio biblico (da Lorenzo Lotto a Francesco Hayes, da Tintoretto a Botero), anche Artemisia ignora, per così dire, il lieto fine della storia e si concentra sulla inqualificabile attitudine dei due voyeuristi, che colgono di sorpresa la bella ragazza nuda nell’atto di prendere il bagno. Artemisia Gentileschi dipingerà altre due versioni dello stesso soggetto (fino al 1649), ma qui, in questa prova giovanile del 1610, è lo sguardo di Susanna che esprime più che altrove il sentimento della pittrice; la quale (è il caso di ricordarlo) subì, pur essendo parte offesa, un umiliante processo. Nessun Daniele dalla sua parte. Ma la storia di Susanna, e di Artemisia, appare sempre attuale e tristemente si ripete, non solo per la mancanza di profeti.






