Artemisia: un nome un destino
Di Mimarosa Barresi
ARTEMISIA: UN NOME UN DESTINO.
Ma non è di Artemisia Lomi Gentileschi, tanto famosa in questi tempi quasi quanto una influencer, che parleremo oggi in occasione della Giornata Internazionale della Donna, bensì di una più antica Artemisia, Artemisia di Caria, morta nel 350 a.C., di cui molte fonti riferiscono con un taglio, per così dire, privilegiato, che mette sopra tutto in luce l’essere stata sorella e moglie del Satrapo di Caria Mausolo.
E proprio in relazione a Mausolo si ricorda di lei la edificazione, in memoria del marito morto (nel 353 a.C.) del famoso Mausoleo ad Alicarnasso, che fu annoverato, già dagli Antichi, fra le sette meraviglie del mondo.
Modello del MAUSOLEO, Brudum, Istituto di Archeologia Marina
Ed il nome di Artemisia a questa architettura è quasi esclusivamente collegato.
Non solo.
La letteratura e l’arte hanno eternato, di questa regina, anche la devozione e la fedeltà senza limiti (usque ad mortem o, se preferite, finché morte non ci separi), sancite da un morboso/macabro episodio: l’aver bevuto ella, disciolte in un liquido non ben identificato, le ceneri di Mausolo.
Francesco Furini, ARTEMISIA SI PREPARA A BERE LE CENERI DEL MARITO, 1630 ca.
In verità fonti cronologicamente più vicine, come qui quella che citiamo, il DE ARCHITECTURA di M. Vitruvio Pollione, evidenziano ben altro.
Vitruvio attribuisce a Mausolo, abbastanza ignorato dalla storiografia ufficiale, il progetto del Mausoleo, ma, quanto ad Artemisia, narra di un intervento militare contro i Rodiesi, ostili al suo essere, dopo la morte di Mausolo, a capo di tutti i territori del regno, con una invenzione, una strategia, che fanno impallidire lo stratagemma, altrettanto vincente, dell’omerico Cavallo di Troia.
Giocando, per così dire, con la sua flotta, un po’ come avevano fatto i Greci, nascondendosi ad arte dietro l’isola di Tenedo, Artemisia ha la meglio sugli abitanti di Rodi, che ne escono non solo sconfitti, ma anche umiliati. E per di più da una donna.
Wilhelm von Kaulbach, ARTEMISIA LA GUERRIERA (dettaglio da LA BATTAGLIA DI SALAMINA), 1868
Una donna che aveva partecipato, a fianco di Serse, di cui fu inascoltata consigliera, alla Guerra Persiana; ed Erodoto ne esalta la saggezza ed il “coraggio virile”.
E’ questa è l’Artemisia che ci piace: non una donna qualunque che, relegata nel suo pur lussuoso gineceo, coltiva inconsolabile (e con discutibili modalità) la memoria del marito morto.
Neppure è una regina qualunque e, meno che mai, una regina consorte, come una parte della posterità ha inteso ricordarla.
L’Artemisia che ci piace è quella vitruviana ed erodotea. E non solo perché oggi si celebra la Giornata Internazionale della Donna.









