LE VIOL “Un’altra opera ATTUALE”!
Di MImmarosa Barresi
René Magritte, LE VIOL, 1945, Parigi, Centre Pompidou, olio su tela. Nel 1945, al culmine della sua esperienza nell’ambito del Surrealismo, Magritte ripropone con significative varianti un soggetto la cui prima versione risaliva a ben undici anni prima. Il titolo dell’opera, che si mantiene il medesimo, LE VIOL, ovvero LO STUPRO, indica che si tratta proprio di ripensamento, di una ancor più cruda e scioccante meditazione sul tema della violenza perpetrata ai danni della donna e del suo corpo in particolare. Come se operasse uno zoom sulla immagine proposta nel 1934, l’Artista riempie la tela con un volto femminile (a prima vista quasi tumefatto e mostruoso ), del quale sono messi in evidenza, in maniera, appunto, surreale, occhi e naso e bocca, che poi occhi, naso e bocca non sono. Al loro posto seno e ombelico e genitali, che trasformano il volto in un busto ambiguamente affascinante, avvolto com’è dall’onda morbida dei capelli. La distanza dal dipinto del 1934 è enorme, soprattutto sotto il profilo del simbolo e della metafora. La donna è ridotta ad un oggetto, è priva di personalità, di sentimenti, di dignità infine; proprio perché è priva del volto. René, che negava che una pipa fosse una pipa, qui raffigura, da par suo, la violenza che lo sguardo, anche soltanto lo sguardo, di un uomo riesce ad infliggere al corpo ed all’anima di una donna. E se l’immagine è scioccante, ancor più sconvolgente risulta il pensiero cui rimanda. Dal Maestro del Surrealismo qui la denuncia surreale (né potrebbe essere altrimenti) di un delitto malauguratamente reale e quotidiano.
LE VIOL 1934








