Ipazia: quando il sapere è Donna!

È SEMPRE IL 25 NOVEMBRE.
Di Mimmarosa Barresi
Charles William Mitchell, IPAZIA, 1885, olio su tela, Newcastle upon Tyne, Laing Art Gallery.
Sul declinare del XIX secolo Charles William Mitchell ritrae (non dubitiamo che intenzionalmente) un personaggio eroico vissuto nel V secolo dopo Cristo : Ipazia di Alessandria, figlia del, francamente poco noto, filosofo Teone, ed ella stessa fra le ultime divulgatrici del Neoplatonismo, oltre che cultrice di astronomia e di matematica.
Grazie alla sua cultura ed alle felici doti affabulatorie Ipazia ebbe un numero incredibile di seguaci ed estimatori: folle di ‘fan’ accorrevano da lontano per ascoltarla in carrozza, con lettighe e cavalli ed anche a piedi (secondo testimonianze coeve).
Fra costoro il prefetto di Alessandria Oreste, al cui pubblico e laico potere si contrappone l’ambizione, dissimulata da motivi di religione, del vescovo Cirillo. Da qui l’odio per Ipazia, l’invidia cieca e la calunnia: è lei, la filosofa pagana, a fomentare lo scontro fra Oreste e Cirillo, fra paganesimo e religione cristiana.
L’omicidio ne fu la tragica conseguenza: nel marzo del 415 d. C. un gruppo di cristiani invasati assalta la lettiga di Ipazia e la trascina nella chiesa di San Cesareo. Ivi ella sarà denudata e scorticata a mezzo di affilati gusci di ostriche, quindi smembrata e gettata e, se non bastasse, bruciata in una discarica.
Un orrore indicibile, anche a distanza di tanti secoli. Un orrore che tuttavia Mitchell, pittore tardo-raffaellita, non vuole consapevolmente rievocare. Piuttosto dipinge il trionfo di Ipazia, dall’elegante, invidiabile corpo flessuoso, vestita solo dai suoi lunghi capelli, con il braccio proteso verso l’alto e la mano dispiegata in segno di vittoria. Ella si impone sullo sfondo di pur nobili architetture ed è appoggiata, (sensualmente ?) all’altare, simbolo della religione i cui seguaci stavano per assassinarla in modo crudele.
Ma negli occhi di questa martire del paganesimo non si scorge paura, bensì indignazione e disprezzo. Aveva quarantacinque anni e morì per essere stata, sopra tutto, una intellettuale coraggiosa, scomoda e, in aggiunta, donna. Da meditare sul sottotitolo che Mitchell appose al dipinto : HYPATHIA or NEW FOES WITH AN OLD FACE (i.e. “nuovi nemici dal vecchio volto”).