“La strada in vetrina” continua

Di Mimmarosa Barresi

Nella ‘nostra’ Galleria virtuale oggi non un dipinto né una scultura e neppure un libro, bensì una strada che solo una galleria virtuale, appunto, può ospitare. E con legittima soddisfazione, scevra da ogni campanilismo -aggiungiamo-, si procede a presentare questa strada, la quale è bella e interessante in assoluto, e non perché è barcellonese, progettata da un barcellonese. È infatti protagonista la nuova strada, che l’architetto Giuseppe Cavallaro disegnò con sapiente lungimiranza, allineandosi con le analoghe imprese, in verità assai più note e celebrate, d’Italia ma anche d’Europa.
Scrive Cavallaro che “questa città [i. e. Barcellona] non ha una piazza, non una strada rettilinea… ; le strade trasversali senza comunicazioni tra di loro; la strada Corso che formar dovrebbe galleria…altro non è che il mercato”.
L’ architetto, però, non pensa ad edifici e fabbriche che possano migliorare la situazione descritta in forza delle loro funzioni e qualità estetiche, ma si cimenta in una formidabile prova di quella Scienza, che è neonata, o piuttosto “in nuce” , e che chiamiamo Urbanistica. Il disegno urbano proposto da Giuseppe Cavallaro in fondo tutto si materializza nella definizione di una strada, la via Operaia (oggi via Operai), che doveva correre dritta, a valle e quasi in parallelo dello storico Corso, congiungendo i limiti occidentale ed orientale del comune. In un disegno autografo, che qui presentiamo, la nuova via Operaia, tracciata com’è in rosso sul bruno reticolo della viabilità esistente, appare come una sapiente incisione chirurgica, eseguita per risanare , o per dare l’avvio al risanamento di un contesto urbano obsoleto e sofferente, incapace di offrire durature opportunità di crescita sana e razionale.
Corre l’anno 1861 e siamo davvero di fronte ad “un grande progetto” (come lo definisce lo stesso Cavallaro), che trova significative possibilità di confronto con l’Eixample (barcellonese, ma di Spagna) di Cerda, con le trasformazioni parigine di Haussmann, con la più nostrana impresa di Poggi, che rivoluziona la Firenze postunitaria e prima capitale del Regno. Il parallelismo, cronologico e formale e culturale, con tali paradigmi maggiormente si apprezza se si osservano le strade minori che dalla Operaia si dipartono e, sopra tutto, le due piazze, una ottagonale e l’altra rettangolare che ne ingemmano il percorso.
Da qui la nuova Barcellona Pozzo di Gotto , in fondo quella che viviamo. Non è /era ‘solo’ una strada!
Mimmarosa Barresi

La “pianta planimetrica” di Giuseppe Cavallaro con il primo tratto del della nuova via Operaia in Barcellona Pozzo di Gotto.