Nino Leotti e il “Ritratto della madre”
Di Mimmarosa Barresi
Nino Leotti, [RITRATTO DELLA MADRE], 1986, Barcellona Pozzo di Gotto, Biblioteca “Nannino Di Giovanni”, olio su tela.

Sulla parete di fondo della Sala di Lettura della Biblioteca “Nannino Di Giovanni” di Barcellona Pozzo di Gotto campeggia un quadro di grandi dimensioni, quasi ignorato dai più, come avviene per molte cose (e a volte anche persone) che la quotidianità/il contatto quotidiano, in questo caso visivo, rende paradossalmente invisibili. Vi è ritratta una donna, una artista, che recenti iniziative hanno portato -è il caso di dirlo- alla ribalta (il riferimento è al festival online “La Sicilia in scena”). È Giulia Battaglioli, sposa del cantante lirico Vincenzo Leotti e madre del pittore, prevalentemente neorealista, Nino Leotti, che appunto la ritrae. Firmato in basso a sinistra e datato al 1986, il dipinto si colloca in quella fase che, a detta della critica, è caratterizzata da una contrazione della attività creativa di Leotti , nonché dall’abbandono del Neorealismo in favore della riproduzione di vedute e paesaggi sfumati e quasi onirici. Ma è cronologicamente situata in questi anni l’opera qui proposta e che, francamente, racconta tutt’altro. Dopo l’ennesimo e definitivo ritorno nella città natale, Leotti sembra recuperare brani di memoria, ricordi-non ricordi, tuttavia, poiché della madre, che è la vera protagonista del dipinto, egli non poté lamentevolmente conservare l’immagine raffigurata e forse nessuna altra immagine (Giulia muore quando Nino ha appena due anni), se non quella ufficiale di artista, di soprano lirico, sufficientemente famosa e acclamata. Giulia Battaglioli, infatti, si presenta proprio come in una delle fotografie ufficiali, appunto, che la ritraevano biancovestita e, qui, perfino in atto di cantare.
Ricco collier, guanti al gomito, enorme ventaglio, appena appoggiata ad un grazioso piccolo tavolo (che si immagina in bambù, tanto di moda!), su cui troneggia un vaso con una, grande anch’essa, corbeille, di fiori variopinti. Insieme con lo spartito poggiato sul leggio, la mamma-cantante gode di una tavolozza chiara, a tratti evanescente; si potrebbe inferire che ella sia vista dal figlio-pittore come in una visione, un sogno certo più volte sognato, in un contesto di realtà, che si evidenzia nella fisicità realistica del baffuto musicista in primo piano. Questo clima da triste reverie potrebbe giustificare l’ipotesi, inaccettabile cronologicamente, che il pianista sia Placido Mandanici (morto nel 1852). In tal caso Nino Leotti, renderebbe alla madre un estremo affettuoso tributo, eternando, uniti nell’universo senza tempo dell’arte, due glorie della musica, quali, appunto, il celebre compositore Placido Mandanici e la altrettanto al tempo celebre soprano Giulia Battaglioli. P. S. : si ringrazia Santina Salmeri, che ha fornito l’apparato Iconografico.







