Ratto di Polissena

Di Mimmarosa Barresi

Il ratto di Polissena

Pio Fedi, RATTO DI POLISSENA, 1855-1865, Firenze, Loggia dei Lanzi

 

 

Pio Fedi, RATTO DI POLISSENA, 1855-1865, scultura in marmo, Firenze, Loggia dei Lanzi. Ospitata com’è in quel ridotto, ma prestigiosissimo, museo a cielo aperto che è la Loggia dei Lanzi nella fiorentina Piazza della Signoria, l’opera qui proposta, considerata il capolavoro di Pio Fedi (1816-1892), rappresenta ancora una volta un “ratto”, un rapimento che però si conclude non già col ‘solito’ stupro, ma addirittura col sacrificio della giovane rapita. Polissena era, come è noto, una delle figlie di Priamo e di Ecuba, rapita da Neottolemo, a sua volta illustre figlio di Achille, che venne appunto immolata dallo stesso Neottolemo sulla tomba del padre per propiziare il ritorno in patria dei Greci dopo la caduta di Troia e per placare insieme l’ombra del Pelide, che dagli Inferi reclamava la giovane come sua preda esclusiva. Questa versione della sorte e della morte di Polissena è accolta da Eurioide e qui seguita da Pio Fedi, scultore classicheggiante, acclamato e ricercato negli anni di Firenze capitale. Il gruppo scultoreo in presentazione è posto appunto nella suddetta prestigiosa Loggia, alla estremità sinistra verso gli Uffizi, ed è l’unica opera ‘recente’ (ottocentesca) ad aver meritato di figurare accanto ai capolavori antichi e rinascimentali già presenti nel luogo. Con il pathos ed il vigore, che gli valsero il gradimento dei fiorentini e soprattutto del Granduca, Fedi ritrae lo sgomento di Polissena e la furia di Neottolemo, che si erge trattenendo con una mano la giovane, mentre con l’altra, ugualmente possente e minacciosa, si prepara a colpire Ecuba.

Ai piedi il corpo ormai esanime di Polidoro, ucciso nel tentativo di difendere la sorella.

 

Dal punto di vista storico-critico molte le citazioni disseminate da Fedi in questa scultura, sia da opere contemporanee sia risalenti, come, per tutte, l’elmo elaborato indossato da Neottolemo, che ricorda i paradigmi illustri di Verrocchio e di Leonardo. Ma non è su questo che intendiamo soffermarci, quanto piuttosto, dopo una stagione che continua ad essere tragicamente costellata da femminicidi e violenze nei confronti delle donne, sul dato, in questa sede sempre ribadito, della capacità dell’arte di obliterare, in forza della bellezza delle opere e del virtuosismo degli artisti, fatti efferati e comportamenti abominevoli. Quella rappresentata da Pio Fedi è praticamente una strage, che si concluderà col sacrificio di Polissena, la vittima più vittima di tutte, al cui confronto il destino delle Sabine di Giambologna, con le quali la principessa troiana condivide l’aria sotto la Loggia, potrebbe risultare quasi accettabile se non addirittura favorevole. Non è così, in verità. Lo sappiamo bene.