Teatro: di nicchia o per tutti?

 

 

 

Di Francesco Chianese

 

Continuando a parlare di Teatro, prima di affrontare altri argomenti così come previsto, desidero esprimere anche il mio punto di vista.
Inconsapevolmente nel Teatro si usa una certa discriminazione bilaterale nel senso che è rivolta sia verso il basso, sia verso l’alto. Ci sono lavori adatti ad un numero ristretto di gente culturalmente avanti (o che finge di esserlo) con un linguaggio difficilmente comprensibile da chi non ha avuto modo di accrescere la propria cultura libraria nel corso della sua vita.
Il secondo tipo di discriminazione cioè quella rivolta dal basso verso l’alto non è questione di cultura ma di gusti. Qui bisogna fare un ulteriore distinguo tra teatro popolare e teatro di quartiere. Per Teatro popolare s’intende quello rivolto alla maggior parte della popolazione dove si usa un linguaggio sobrio comprensibile a tutti con testi sicuramente graditi a prescindere dal grado “culturale”, contenuti semplice ma di alto valore morale comunque “snobbati” al piano “superiore”.
Il teatro di quartiere è spesso un teatro chiuso delimitato dallo stesso quartiere nato più per spirito goliardico che per la voglia di fare “Teatro’. Qui non esiste un “tema” e spesso le storie sono condite di accesa volgarità, l’unica cosa che non accetto nel Teatro.
Per concludere: il Teatro può essere paragonato ad una Ferrari ma con due posti disponibili o a una bella accessoriata Fiat con cinque posti. Io preferisco guidare un pullman di 50 posti dove tutti riescono a percepirne il gusto e il significato.