Un’altro emblema sulla violenza di genere nell’opera di Degas
Di Mimmarosa Barresi
È ANCORA IL 25 NOVEMBRE. Edgar Degas, LE VIOL, 1868-69, olio su tela, Philadelphia, Museum of Art. Originariamente intitolato dallo stesso Artista L’INTÉRIEUR, fu in seguito denominato, ed è tuttora conosciuto, come LE VIOL, trattandosi in verità della cruda cronaca di uno stupro. Dal punto di vista tecnico, l’opera è considerata importante per lo studio del rapporto di Degas con la luce; nel nostro caso quella fioca ed artificiale di un abat-jour. Ma è il tema che qui ci intriga, è la sua rappresentazione; con la vittima, la ragazza, involontariamente discinta e con un solo drappo, simbolicamente rosso, a coprirle le gambe, ripiegata su se stessa, fragile, umiliata, impotente. Ad occupare la parte destra della scena è invece l’uomo carnefice, distaccato e soddisfatto della sua impresa: le mani in tasca, le gambe divaricate, un appuntito orecchio luciferino e, non bastando, una grande, spropositata ombra, allusiva alla enorme malvagità di cui lo stesso è stato capace. Pur ispirato, meglio allineato al Positivismo alla Zola (si pensi alle dolenti vicende narrate in TERESA RAQUIN e /o L’ASSOMOIR), Edgar Degas qui supera l’asettico, e quanto crudele! , realismo con cui i romanzieri descrivevano la miserabile esistenza degli uomini, e più delle donne, nella Parigi ottocentesca. L’artista denuncia piuttosto un crimine quotidianamente perpetrato, ma non visto e forse neppure percepito come tale, anche perché spesso custodito, scandaloso segreto, all’interno delle mura domestiche, l’intérieur, appunto.








