“Vitruvio”. Un gioiello bibliografico alla Nannino Di Giovanni

Di Mimmarosa Barresi

DEDICATO AGLI INDIANA JONES e/o AI TOPI DI BIBLIOTECA.
J. L. Borges era convinto che il libro fosse “una delle possibilità di felicità che abbiamo noi uomini”. Molto più – possiamo aggiungere- quando si tratta di un libro raro da trovare e/o inatteso da incontrare.
Il nostro ‘tesoro’ è oggi rappresentato dalla edizione settecentesca di un Compendio vitruviano, conservato nella Biblioteca “Nannino Di Giovanni” della città.
Il DE ARCHITECTURA di Marco Vitruvio Pollione costituisce, come è noto, l’unica testimonianza di trattato d’architettura della Classicità. Datato a cavallo fra il primo secolo a. C. ed il primo d. C., consta di dieci libri, nei quali è, per definizione, contenuto il sapere, tutto il sapere, degli uomini relativamente alla architettura.
Dal cucchiaio alla città, come si diceva qualche decennio fa, ovvero, come afferma lo stesso Vitruvio, si tratta di un coacervo ben dosato di varie discipline che fanno da corredo alla bella “scientia” dell’Architettura.
Questa Bibbia, per così dire, degli architetti e di coloro che aspirano a diventarlo, poco diffusa al tempo della pubblicazione (fu presentata ad Ottaviano Augusto), ebbe invece una fortuna postuma incredibile, proprio come la vera Bibbia cui si paragonava, giusta la obiettiva utilità ed il prestigio dell’Autore.
Variamente edita, tradotta e illustrata (le figure di mano di Vitruvio essendo andate perdute nel travaglio lungo e avventuroso della tradizione), finì per essere perfino compendiata per un utilizzo più rapido e diffuso. Ed è il nostro caso. Il Compendio barcellonese è una traduzione italiana da un analogo compendio francese condotto da Perrault con il conforto delle annotazioni della grande traduzione italiana commentata di Daniele Barbaro, illustrata da Palladio. In 8°, quindi maneggevole e quasi portatile, consta di 213 pagine; l’apparato iconografico è costituito da 12 tavole incise, dedicate in prevalenza ad illustrare gli ordini architettonici.
La data è 1747, l’editore è il prestigioso stampatore veneziano Giambattista Albrizzi. Il proprietario (torniamo così in Barcellona) è Giorgio Nicolaci, “Barone dei Grani”, come è stampigliato in basso a destra sul frontespizio.


La volontà di acquistare ed il desiderio di possedere un’opera come questo COMPENDIO, che verosimilmente non aveva scopi di immediata utilità, testimonia di una condizione culturalmente evoluta e di una apprezzabile curiosità intellettuale nel nobiluomo barcellonese. Perciò questo ‘Vitruvietto’ può dirsi un tesoro. Altri tempi!